L’angolo di Fabio Della Pietra: il Corsivo di Caino, “La sinistra nella III repubblica”

14 Nov

1. Berlusconi è (forse) finito. Dopo un anno imbarazzante soprattutto per i suoi committenti ed alleati, alla fine è stato rimosso, come uno scemo qualsiasi, da un ordine di servizio dei vari potentati economici internazionali, consegnato a mezzo presidente della repubblica. Meglio tardi che mai.

Basta pensare alla frustrazione di Sacconi e di altri epifenomeni berlusconiani, o al disorientamento dei vari voltagabbana fuori tempo massimo (stile gli ex An, ex Fini), per esserne attraversati da una certa moderata sensazione di godimento.
2. La soddisfazione però rischia di essere l’arte di chi si accontenta.
Ad esempio di chi (erede di quella base fideista della sinistra “storica” su cui, da Guareschi in poi, si sono costruite molte fortune della satira conservatrice) vede nella caduta di Berlusconi una vittoria cui sacrificare ogni altra considerazione.
Ai chi va in piazza con cartelli stile “12 novembre=25 aprile” va ricordato che mancano ancora, rispetto a quei tempi, i più grandi scioperi operai nell’Europa nazifascista ed un movimento partigiano breve ma intenso, guidato da una leadership composita ma cristallina, da Ferruccio Parri a Luigi Longo, da Sandro Pertini ad Enrico Mattei. Oggi, al massimo, siamo al 25 luglio, data dell’ “antifascismo dei fascisti”:
Berlusconi è stata abbandonato e cacciato dai soliti poteri forti, dalla Confindustria alla Chiesa Cattolica. Non c’è (e non ci manca) la monarchia, mentre l’esercito è diventato “trasversale”, tanto è ritenuto imprescindibile dalla marmellata di centro-sinistra-destra, che certo non ha tra le sue priorità il dimezzamento della spesa militare subito, in attesa di smantellare del tutto l’inutile istituzione militare nazionale.
3. Mai sottovalutare gli avversari, comunque. Il Berlusca va bene sputtaneggiarlo nella satira, ma la mancanza di politica non ci può far ragionare solo in termini di satira. B. è tanto impresentabile quanto i suoi più autorevoli predecessori, da Crispi a Mussolini (e poi, si sa, la tendenza alla degenerazione della specie agisce implacabile). Anche gli altri leader della destra non hanno avuto una grande immagine, tra poligamia, volgarità, tendenze dittatoriali e stragiste sul piano interno ed internazionale. Ma B. ha comunque avuto per quasi un ventennio il voto di quasi metà degli italiani, che si sono riconosciuti nel suo volgare e cafonesco personaggio. Ricordiamoci sempre che è l’Italia ad aver avuto il primato mondiale in materia di fascismo, guerra aerea ed uso di armi chimiche nelle guerre coloniali. E perfino a sinistra c’è chi rimpiange Montanelli, quello che in Etiopia gli italiani non usavano il gas nervino, che nel campo di concentramento di Jasenovac gli ustaše croati non sterminavano la gente, che i serbi venivano “convertiti” senza violenza al cattolicesimo…
(non mi riferisco solo a Marco Travaglio, facile in quanto esplicito bersaglio, ma anche al vice di Montanelli al “Giornale”, Federico Orlando, “compagno” nelle file dei Ds e poi della “Margherita” e del Pr).
Insomma: non è finita qui.
4. Se la fine della I repubblica è stata segnata dalla fine del proporzionalismo, dei partiti di massa, e dal cambio di quadro internazionale (caduta del muro, fine del blocco sovietico, crisi del Welfare socialdemocratico europeo), la fine della II ed il passaggio alla III è reso evidente dal nuovo cambiamento della costituzione materiale del nostro paese. Non sono neanche più i partiti-comitati elettorali della II repubblica a prendere le decisioni. L’economia e la finanza internazionale non hanno più bisogno di governare a mezzo di quei “comitati d’affari” che sono stati finora i governi borghesi, possono fare direttamente. Ed ecco che il governo italiano viene cambiato dalla Commissione Europea (che non è eletta dai cittadini europei), dal FMI e dalla BMI, dai G7, 8 e 20 e dai presidenti statunitense, francese e tedesca (che contano al massimo su una maggioranza in 1 delle 2 camere dei loro rispettivi parlamenti).
Come in Grecia, dove i cittadini non possono votare in un referendum se sottoporsi volontariamente alla fame, perché così non vogliono i potenti del mondo.
Per una volta ha ragione il pluritraditore (ex comunista, ex
socialista…) Giuliano Ferrara: una volta facevano i golpe con i carri armati, ora li fanno con gli spread.
5. Gli economisti al governo? Mah, Carlo Azeglio Ciampi, per fare un esempio, aveva fatto una carriera nel sistema bancario pubblico. Ed aveva pure fatto il partigiano in GL, formazione di sinistra liberalsocialista, e non disdegnò di rimanere iscritto per decenni alla Cgil. Che fosse uomo non disponibile per tutte le stagioni, lo spiegò a Berlusconi nel 1994, rifiutando di farsi cooptare nel suo governo.
Certo, un uomo come Ciampi non aveva avuto quel passato nella Goldman Sachs che accomuna Draghi e Monti con Gianni Letta e Romano Prodi.
Mentre Monti, commissario europeo per le “due destre” (B. + D’Alema), da presidente europeo della Trilateral impersona bene la funzione di governo globale delle élites capitaliste (vedersi in internet l’elenco degli iscritti alla Trilateral nel nostro paese). L’unica differenza rispetto all’11 settembre 1973 è che questa volta non bisogna mandare i carri armati, nel palazzo presidenziale ci sta un vecchio satiro, non un presidente socialista rivoluzionario come Salvador Allende.
Che dire? Sembra si sia passati dal ruolo degli economisti come tecnici del servizio pubblico a quello di insiders del capitalismo finanziario nella casse pubbliche.
6. Il futuro non ci riserverà enormi sorprese. Sotto la tutela diretta della finanza internazionale, il prossimo governo si dedicherà alla nostre tasche di lavoratori. Altri paesi massacrati dal neoliberalismo ci indicano la via: disoccupazione di massa, precarizzazione del lavoro, pauperizzazione dei pensionati, riduzione degli spazi di partecipazione democratica, esproprio dei ceti medi, ulteriori e crescenti disparità di ricchezza tra l’1% plutocratico ed il 99% di sudditi. E’ proprio necessario che una sinistra degna di questo nome faccia da stampella a queste politiche?
7. Iil Pd, per pavidità ed inettitudine, si farà massacrare per Monti, lasciando alla destra la palma della difesa dei diritti collettivi rispetto alla dittatura globalizzata della finanza, delle comunità locali, dei lavoratori. Secondo una regola aurea, per cui chi governa paga la crisi economica, mentre chi si oppone – magari avendola creata, vedi la destra greca – vince in quelle olimpiadi del consumismo politico acritico che sono le elezioni. Nella migliore delle ipotesi, il Pd sarà risucchiato in un blocco “centrista” prono alle esigenze del capitale
internazionale: niente di strano, se si pensa al ruolo ed all’ideologia di personaggi di D’Alema, Veltroni e c. Avranno un unico, ma concreto,
vantaggio: non verrà messo in discussione il loro potere politico locale, non ci saranno sorprese, potranno continuare a riprodursi come sistema.
8. Chi altro seguirà il Pd, farà una fine peggiore, non potendo neanche contare sulla massa critica per conservare un qualche ruolo residuale.
Né l’equivoco dipietrista, né Sel, la cui scommessa esistenziale è la messa in discussione della leadership della sinistra con le primarie.
Ma, con Monti, primarie non ce ne saranno più, la “sinistra” di un tempo ha trovato un leader capace di transitarla definitivamente al centro moderato e borghese, finendo un logico percorso di cooptazione nel “sistema” di quelli che furono i suoi oppositori di un tempo. Le precedenti paurose oscillazioni di Sel, dal mancato sostegno alla candidatura De Magistris a Napoli alle firme per la proposta di referendum elettorale maggioritario, erano spiegabili solo in vista delle primarie. Serviva tanto sacrificio tatticistico?
9. C’è forse una sola prospettiva, quella di una lotta per il ritorno al proporzionalismo elettorale, legata all’inevitabile conflitto sociale per difendere redditi e diritti, con l’obiettivo di far tornare in parlamento una sinistra, deliberatamente di classe, libertaria e nonviolenta, strumento utile per chi ha bisogno di rappresentanza politica, e non può tollerare la mediazione di politicanti di mestiere.
Ma, se la cosa non viene costruita bene, finisce che ci si ritroverà con una spolverata di candidature prive di credibilità, marginali, destinate allo scacco. E così, per realismo, una parte dei possibili sostenitori finirà per dare il suo voto “utile” al “meno peggio”: come è poi successo tante volte nei lunghi decenni passati.
10. Certo, non sembra ci sia molto in giro. Dai piccoli partitini settari ad una Sel che non è molto di più, ma sembra abbia sacrificato l’ambizione di andare “oltre” ai piccoli opportunismi quotidiani.
L’unica possibilità è sperare che, a forza di prendere sberle, qualcuno inizi a mettere la testa a posto. Ad esempio cominciando ad usare la testa, evitando a chi è ancora disponibilite di finire tra i due fuochi incrociati degli idioti che paragonano la lotta nonviolenta alla “pace sociale”, e dei troppo furbi che hanno già trattato per un assessorato, due portaborse e quattro incarichi ai “compagni”.
Ci sono punti di riferimento da cui partire, oltre alle piattaforme ed alle vertenze da sviluppare, inevitabilmente sul terreno delle “regole”.
Ad esempio i limiti di mandato, grazie ai quali gran parte del “ceto politico” attuale della “sinistra” residua dovrebbero tornare a lavorare (qualcuno si ricorda, ad esempio, che in Fvg il compagno Antonaz siede da 4 legislature in Consiglio Regionale, a dispetto della statuto del Prc?). Oppure il vincolo di delega, con precisi momenti di verifica sul territorio, e l’impegno a rispettare le indicazioni dei deleganti. La direzione collettiva, superando leaderismi sempre più paradossali. E l’applicazione di metodi nonviolenti, come la decisione sulla base del consenso e non del voto di maggioranza, per superare i settarismi prevalenti.
Si potrebbe continuare, ma non vorremmo apparire come disturbatori molesti in questo momento di superficiale, ma legittima, gioia pubblica.
Ritorneremo sull’argomento più avanti, avendo intanto posto le premesse per rivendicare il èprofetico “l’avevamo detto…”.
Caino


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