5 aprile 2011: un martedì da Caimano…

4 Apr

Domani in agenda processo breve, conflitto di attribuzione, sanzioni a La Russa. Non solo, B dovrà fare i conti anche con i Responsabili che rivendicano poltrone e con i mal di pancia nel suo partito
Intanto il premier è a Tunisi per trattare lo stop ai clandestini. Pronto a offrire almeno 150 milioni

La pausa è finita. I quattro giorni di sospensione dei lavori decisi giovedì scorso per tentare di riordinare i pezzi di una maggioranza ormai sfilacciata volgono al termine. E nel fine settimana le difficoltà, se possibile, sono aumentate: oltre ai Responsabili (che rivendicano posti di governo e minacciano di non votare i provvedimenti cari al premier) e alla fronda interna guidata da Claudio Scajola contro Ignazio La Russa, si apre ora anche il fronte Lega. Perché sugli immigrati in casa del senatur non si può e non si deve scherzare. Uno sfilacciamento non previsto, che arriva alla vigilia della giornata cruciale per il futuro giudiziario del premier: domani infatti è il giorno del voto sul processo breve e sul conflitto di attribuzione del caso Ruby. Non è tutto. Perché sempre martedì l’ufficio di presidenza si esprimerà sul ministro della Difesa, reo di aver insultato il presidente della Camera. L’obiettivo principale è e rimane il passaggio a Montecitorio del provvedimento che regala la prescrizione quasi immediata del processo Mills di buona parte di Mediaset e Mediatrade. Se domani alla Camera i lavori non daranno garanzie di successo, il Cavaliere potrebbe convocare per mercoledì un consiglio dei ministri straordinario per blindare il voto e giustificare la sua assenza al tribunale di Milano, dove è in programma la prima udienza Ruby, in cui è rinviato a giudizio per concussione e prostituzione minorile di Davide Vecchi

MEDIATRADE, PM: “BERLUSCONI SOCIO OCCULTO DI FRANK AGRAMA ANCHE DA PREMIER”

Processo breve, caso Ruby e problemi nel Pdl
per Berlusconi un martedì da Caimano

Martedì si deciderà il futuro giudiziario del premier. Ma anche della maggioranza: tra Responsabili che rivendicano posti di governo e le fronde nel Pdl anche la Lega critica il premier sulla gestione degli immigrati

La pausa è finita. I quattro giorni di sospensione dei lavori decisi giovedì per tentare di riordinare i pezzi di una maggioranza ormai sfilacciata volgono al termine. E nel fine settimana le difficoltà, se possibile, sono aumentate. Ai Responsabili che rivendicano posti di governo e minacciano di non votare i provvedimenti cari al premier, alla fronda interna nel Pdl guidata da Claudio Scajola controIgnazio La Russa e uscita allo scoperto dopo il “vaffa” del ministro della Difesa a Gianfranco Fini, si aggiunge anche il fronte Lega. Con il Carroccio fortemente critico rispetto alla gestione dell’emergenza migranti a Lampedusa. Perché va bene forzare la mano in cambio del federalismo, passino le leggi ad personam da far digerire alla base, ma sugli immigrati in casa del senatùr non si può e non si deve scherzare.“Se Berlusconi li vuole se li prenda a casa sua”, dicono in tandem Roberto CalderoliMatteo Salvini e altri. Ai vertici di via Bellerio non è piaciuta l’apertura del Cavaliere sul permesso di soggiorno temporaneo e, ancora meno, l’invito ad accoglierne novemila. Uno sfilacciamento non previsto, che preoccupa il premier perché arriva alla vigilia della giornata cruciale per il futuro giudiziario del Cavaliere: il martedì del voto in aula sul processo breve e sul conflitto di attribuzione del caso Ruby. Ma domani è anche la giornata in cui dovrà annunciare i risultati raggiunti con Roberto Maroni a Tunisi, dove andrà domani in cerca di un accordo per fermare il flusso di migranti verso le coste italiane, ed è il giorno in cui l’ufficio di presidenza della Camera si esprimerà sul caso del ministro La Russa formulando un parere su eventuali sanzioni. 

Il passaggio non è irrilevante. Perché, per quanto non ci siano precedenti e non esista nel regolamento una sanzione prevista, l’ipotesi possibile è quella di consentire a La Russa la partecipazione alle sedute come membro del governo, ma senza poter votare. Diritto, quest’ultimo, derivato dallo status di deputato e quindi sospendibile con una sanzione. La decisione arriverà a metà mattina. Poche ore prima dell’apertura delle operazioni di voto a Montecitorio. L’ordine dei lavori prevede il conflitto di attribuzione, il ddl comunitaria, il ddl piccoli comuni e infine il processo breve. L’aula sarà al completo. La maggioranza potrebbe chiedere l’inversione dei lavori, per arrivare subito al voto che più interesse al premier: il processo breve con la prescrizione che cancella automaticamente il procedimento Mills che lo vede imputato per corruzione in atti giudiziari. Ma la strada non è facilmente percorribile. Servirebbe un voto e, soprattutto, chiedere l’inversione dei lavori, così come accaduto già mercoledì scorso, risveglierebbe Giorgio Napolitano.

Berlusconi non vuole e non può innescare una prova di forza con il Quirinale. La priorità è portare a casa il processo breve. L’opposizione ha presentato 270 emendamenti e c’è la pregiudiziale di 26 ore. Così domani assisterà al voto in aula sugli altri provvedimenti e poi convocherà per mercoledì mattina un consiglio dei ministri straordinario motivandolo con comunicazioni da fare al governo a seguito della missione in Tunisia e sull’emergenza immigrati. E nella riunione la maggioranza deciderà di porre la fiducia al processo breve. Così potrà anche giustificare la sua assenza al tribunale di Milano dove proprio mercoledì è prevista la prima udienza del processoRuby in cui il Cavaliere è rinviato a giudizio per concussione e prostituzione minorile. Già stamani avrebbe dovuto presentarsi all’udienza Mediatrade. L’aveva assicurato lunedì scorso. Ma la missione in Tunisia non gli permette di mantenere l’impegno preso. L’udienza sul caso Ruby di mercoledì sarà di smistamento, utile cioè per fare un calendario, anche a seconda degli impegni del premier, per le prossime date. Anche su questo il processo breve, che sarà definitivamente licenziato dal Senato tra un mese, provocherà conseguenze.

Al momento i procedimenti penali pendenti a Milano a carico di Berlusconi sono quattro. Da quello Ruby, che deve ancora cominciare, all’altro sul caso Mediatrade ancora in fase di udienza preliminare, fino ai dibattimenti Mills e Mediaset già aperti e in fase più o meno avanzata di esame dei testimoni. Con il voto della prescrizione breve Mills viene cancellato e buona parte delle imputazioni dei procedimenti Mediatrade Mediaset decadono. I giudici potrebbero dunque concentrarsi sul caso Ruby. Il 9 maggio, ad esempio, data in cui si torna in aula sul caso Mills, potrebbe essere sostituito dal processo per concussione. E così le altre date utili. Ma i legali del premier si sono già portati avanti: Niccolò GhediniPiero Longo hanno chiesto che le udienze siano distanti l’una dall’altra per avere il tempo di poter studiare i nuovi incartamenti depositati. Così, dopo il 6 aprile, si tornerà in tribunale il 31 maggio e, probabilmente, a fine giugno. Anche perché, a prescindere dal voto sul conflitto di attribuzione alla Camera, il processo andrà avanti in attesa della Consulta impedendo, per lo meno, il pronunciamento di una sentenza.

Una accelerazione del processo Ruby porterebbe a sfilare in tribunale tutti i personaggi coinvolti. Dalle “bambole” di via Olgettina alle prostitute per professione a quelle per necessità. E le loro testimonianze finirebbero sui giornali e in tv proprio nei giorni in cui, a fine giugno, gli italiani saranno chiamati al referendum sul legittimo impedimento. Che potrebbe così trasformarsi in una sorta di elezioni anticipate per Silvio Berlusconi. Il premier può correre il rischio di allungare i tempi del processo breve? No, neanche di un mese, che diventano almeno due se si considera il necessario passaggio anche in Senato. Il processo Mills si concluderà il 18 luglio. E un eventuale ricorso in Appello potrebbe concludersi in tre settimane. Certo, c’è poi la Cassazione. Che può esprimersi in tempi record: la Cassazione ha l’obbligo di esprimersi in precedenza sui procedimenti prossimi alla prescrizione. Quindi l’unico modo per far sì che la corte non si pronunci è approvare entro fine maggio, alla Camera e al Senato, il processo breve. Non c’è spazio per gli errori. La pausa è finita.



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