Hoara Borselli assunta da La Russa, 800 euro al mese

1 Apr

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IL COMUNICATO DOPO UNA INTERROGAZIONE DEI DEMOCRATICI

Il ministero e il contratto all’attrice
La Difesa: «È stato un affare»

Dal 10 marzo Hoara Borselli collabora con La Russa. «Rimborso spese di 800 euro mensili»

MILANO – Essere riusciti a inserire tra i collaboratori del ministro Ignazio La Russa l’attrice e conduttrice Hoara Borselli è stato «un affare». E a spiegarlo è lo stesso ufficio stampa della Difesa, in risposta a una interrogazione del Pd. A lungo compagna di Walter Zenga, ex primadonna del Bagaglino e volto della soap Centovetrine, passata con successo per Ballando con le stelle, la Borselli percepisce un «semplice rimborso spese» di 800 euro netti mensili, come sottolineano dal ministero, e la sua collaborazione va avanti ormai dal 10 marzo.

 

L’INTERROGAZIONE E LA NOTA – Il deputato Pd Andrea Sarubbi ha presentato un’interrogazione parlamentare sulla faccenda, facendo notare, dforse con uan punta di ironia, che a prima vista la collaborazione con la Borselli «sembra un affare» e che «lo stipendio, 16.120 euro annui, non è degno del lungo curriculum della signora». «La Russa, uomo tutto d’un pezzo, – era l’invito del deputato Pd – spieghi agli italiani quali siano i criteri per l’assunzione nonchè le mansioni attribuite alla signora Borselli, tali tra l’altro da consentirle in una sola settimana – dal 10 marzo, giorno dell’assunzione, al 17, giorno delle celebrazioni – di occuparsi del 150esimo dell’Unità d’Italia».

Pronta la risposta della Difesa, affidata all’ufficio stampa del ministero. «La signora Hoara Borselli, come risulta con totale e assoluta trasparenza dallo stesso sito del ministero della Difesa – si legge in una nota – è entrata a far parte degli uffici di diretta collaborazione del ministro (previsti per legge nel numero dei componenti e nelle relative retribuzioni) a partire dal 10 marzo scorso e già il giorno 17 ha presentato il concerto della fanfara del Comando artiglieria contraerei dell’Esercito in piazza di Spagna».

«SCELTA DISCREZIONALE» – «La scelta della collaborazione – prosegue l’ufficio stampa del ministro – è discrezionale in ogni ministero. L’attività prevista per la signora Borselli è quella di conduttrice e co-organizzatrice degli eventi della Difesa per le celebrazioni del 150 anniversario dell’Unità d’Italia. Nel caso specifico il ministro è venuto in aiuto alle difficoltà del ministero che, per l’anno delle celebrazioni, avrebbe dovuto sobbarcarsi il costo di ripetuti e onerosi contratti per assicurarsi adeguate professionalità atte a condurre ogni singolo evento previsto e prevedibile. La signora Borselli – conclude la nota dell’ufficio stampa – va dunque ringraziata per aver aderito con spirito volontaristico all’invito rivoltole dalla struttura della Difesa (la retribuzione netta mensile di circa 800 euro, è di tutta evidenza un semplice rimborso spese) e quindi si può affermare che almeno in qualcosa hanno pienamente ragione gli interroganti: per la Difesa è stato un affare». 

 

 

 

 


Una Risposta to “Hoara Borselli assunta da La Russa, 800 euro al mese”

  1. Giustizia 11 aprile 2011 a 14:38 #

    NEPOTISMO DEI VERTICI MILITARI “MIMETIZZATO” DA DISCREZIONALITA’ TECNICA CHE PREMIA I “RACCOMANDATI”

    “Scelta discrezionale”, queste le parole utilizzate dal portavoce dell’ufficio stampa del Ministro della Difesa La Russa, per giustificare l’assunzione della soubrette Borselli. “Discrezionale”, termine non casuale perché se mai la “discrezionalità” nel suo uso e abuso, avesse un indirizzo fisico, questo senz’altro sarebbe Via XX Settembre. L’attenzione sembra oramai essersi concentrata sulle attività del Ministro, tra aggressioni a giornalisti, voli di stato e assunzioni di amiche soubrette. Tuttavia, si è perso di vista un problema molto più grave e che da anni, attanaglia le Forze Armate ed il Ministero della Difesa. Il nepotismo che regna tra le gerarchie militari e che costituisce la norma su cui si fondono i criteri valutativi nelle scelte di avanzamento degli ufficiali superiori. La sistematica tendenza, opportunamente “mimetizzata” dietro l’applicazione della discrezionalità tecnica, di favorire amici e protetti, come Ministro insegna, nella progressione di carriera e nelle posizioni di graduatoria, più che prediligere i meriti e la carriera, trova nella magistratura un fondamentale connivente. L’ampia discrezionalità tecnica, cui per consolidata giurisprudenza, ogni singolo membro delle Commissioni di avanzamento può appigliarsi, ha conferito ad ognuno di essi un potere, che spesso diviene assoluto e insindacabile. Il poter di attribuire, in maniera assolutamente discrezionale, punteggi e giudizi per suffragare graduatorie già concordate e preconfezionate a priori, anziché giudicare asetticamente i singoli ufficiali, attraverso l’attribuzione di un punteggio realmente determinato dall’attenta lettura della documentazione personale del singolo, come la norma prevedrebbe. E così basta rimanere comodamente seduti dietro una scrivania (rischiando al massimo di cadere da una poltrona), in qualche ufficio dei vari stati maggiori delle Forze Armate, entrare nelle grazie di qualche generale che, poi, andrà a far parte delle Commissioni di Avanzamento, per progredire in carriera a discapito di chi, invece, viene inviato in missioni di comando all’estero a rischiare la vita (vedi Afghanistan, vedi Irak, vedi Libano, etc…) In campo politico si è in grado di riconoscere nel nepotismo un evidente pericolo per la democrazia, perché la raccomandazione di alcuni a sfavore di altri, impedendo l’universale e meritocratico accesso alle posizioni di potere e alle istituzioni, ne mina l’indipendenza e la credibilità. Non altrettanta avvedutezza e consapevolezza di pericolo, invece, è mostrata verso i criteri valutativi adottati nel mondo militare. Un sistema di avanzamento strutturato su una percentuale di discrezionalità così alta da non avere eguali nel nostro Stato, non è forse anch’esso un pericolo? Il perpetrato abuso della discrezionalità tecnica non rappresenta forse un modo per “controllare” le posizioni di potere favorendo, indipendentemente dalle effettive competenze e meriti, i legami personali e le amicizie?

    Il malessere esistente tra gli appartenenti le varie Forze Armate, e che sembra non interessare nessuno, è talmente elevato da essere sfociato in una valanga di ricorsi contro l’amministrazione (27.000 senza contare quelli ancora pendenti grazie alle lungaggini processuali). Un enorme contenzioso amministrativo, che però quasi sistematicamente si traduce a sfavore dei ricorrenti, tanto da aver indotto un noto avvocato, esperto di diritto militare, a presentare una denuncia penale alla Procura della Repubblica di Roma, chiedendo di fare luce sull’abnorme numero di ricorsi al TAR e/o Consiglio di Stato, respinti allorché proposti contro il Ministero della Difesa. Contro ogni statistica la percentuale dei ricorsi accolti è del solo 5%, per lo più attinenti ad accesso agli atti e a silenzi dell’amministrazione, ma ritenere che la restante percentuale, non abbia alcuna fondatezza, supera i limiti della decenza ed è un’offesa alle intelligenze. Questo, tuttavia, resterà un altro dei misteri italiani, volutamente non svelati, perché la Procura della Repubblica di Roma, ben guardandosi dall’ascoltare i quindici testimoni, indicati dall’avvocato ha chiesto e ottenuto l’archiviazione, adducendo la genericità delle accuse mosse ai giudici. Il fascicolo delle indagini, dopo sei mesi, constava di un solo foglio, ben lontano dal numero di pagine di altri più noti “rubyani” fascicoli, segno evidente che quando la magistratura ha interesse indaga. E così in questo nostro agitato e incerto mondo, assistiamo da un lato al diuturno impegno, della magistratura nell’affermare il principio inderogabile per cui la legge è uguale per tutti e a nessuno può essere garantita l’impunità, e dall’altro al conferimento da parte della stessa, di un’impunità amministrativa quasi assoluta alle gerarchie militari, attraverso la concessione e ammissione nelle sue sentenze, di un potere discrezionale così ampio.

    Nel lontano 1910 un illuminato docente di diritto amministrativo, così definiva la discrezionalità tecnica “è un istituto contingente, storico, residuo di un ordinamento giuridico di altri tempi . Esso invero è, l’ultimo, ineliminato residuo dei grandi, estesi, ed incontrollati poteri, che dovette arrogarsi il potere regio nel così detto Stato di Polizia per porre fine al regime feudale”.

    Con tale giudizio preconizzava o, meglio forse, auspicava l’eliminazione della discrezionalità tecnica, riconoscendo nell’istituto e nel connesso corollario della sua insindacabilità (allora e purtroppo ancora oggi, dominante) un pericoloso ed incontrollato potere. Dopo 101 anni l’ambiguo istituto è ancora presente ed è divenuto ancor più ampio, e l’incerto confine tra la sua legittimità e il suo abuso, sempre più difficile da riconoscere.

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