Slovenia, due blocchi all’impianto nucleare a 130 km da Trieste

26 Mar

A Krsko, la centrale nucleare sotto casa

 

 

“La centrale rappresenta uno dei maggiori rischi per la sicurezza dell’Italia settentrionale, dell’Austria meridionale, della Slovenia e della Croazia

 

 

Due guasti in 48 ore nella centrale nucleare

Due guasti in sole 48 ore. Tutto è accaduto nell’ultima settimana nella centrale nucleare di Krsko, Slovenia, nella quale sono verificate alcune “anomalie nel sistema”: la prima mercoledì e la seconda ieri. Al momento la centrale è in blocco automatico dovrebbe tornare operativa la prossima settimana.
Ma tutto ciò che accade a soli 130 chilometri in linea d’aria da Trieste, in una delle zone maggiormente sismiche della Slovenia, potrebbe comunque avere pesanti ripercussioni anche in casa nostra. 

Al momento, dal sito della centrale, rassicurano che non c’è alcun pericolo per i lavoratori (circa 500 operativi nell’insediamento) e neppure per l’ambiente. Spiegano che l’impianto sloveno si è spento automaticamente per motivi di sicurezza. La causa, un difetto di trasmissione nell’elettrodotto a 380 chilovolt che dalla centrale porta energia elettrica verso Zagabria e la Croazia. I vertici della centrale ribadiscono “che non ci sono stati rischi di emissioni di radiazioni”.

Il Pd del Friuli Venezia Giulia però promette un’interrogazione parlamentare al ministro Prestigiacomo per sapere come il nostro paese potrebbe essere preparato ad un eventuale incidente alla centrale di Krsko dove peraltro, già nel 2008 si era verificato un guasto: il reattore venne bloccato per problemi al sistema di contenimento di una ventola per il trattamento dei vapori.

BARATTO TRA RIGASSIFICATORE E CENTRALE: DENUNCIA DELLE ASSOCIAZIONI

Ma mentre oggi si attende di capire la natura dei due recentissimi problemi tecnici avvenuti a Krsko emerge anche una seconda questione che interessa l’Italia in modo diretto. Lubiana entro il 2017 deve decidere il futuro dell’impianto (in funzione dal 1983, costruito quando c’era ancora la Jugoslavia comunista, ma con tecnologia americana Westinghouse) con una capacità di 632 megawatt di potenza, contenente oltre 48 tonnellate di combustibile a base di ossido di uranio.

Si parla del raddoppio del reattore che secondo le stime può durare, al massimo, fino al 2023. Questa sorta di “caffettiera” che bolle a due passi da casa nostra potrebbe, secondo le associazioni Wwf, Legambiente e Italia nostra, diventare l’ago della bilancia di una parte delle scelte di approvvigionamento energetico italiano.

Tutto gira attorno al progetto di rigassificatore nella zona di Zaule di GasNatural. Dunque, il rischio è un accordo fra Lubiana e Roma: il governo sloveno potrebbe accettare il rigassificatore per poter raddoppiare la centrale nucleare con soldi anche italiani.

Nei giorni scorsi il governatore del Fvg Renzo Tondo è entrato sulla delicata questione a gamba tesa: “Il Governo Italiano dovrebbe sostenere l’impegno dichiarato di voler mettere in sicurezza ulteriormente la centrale nucleare di Krsko”. Come a dire: non nella mia regione ma nel giardino del vicino. E c’è pure un precedente: solo pochi mesi dopo i fatti di Krsko del 2008 (oltre ad altri due guasti nel 2005 e 2007) l’Enel aveva investito circa 3 milioni di euro per il raddoppio della centrale di Mochavce in Slovacchia: due nuovi reattori che tra l’altro entreranno in funzione nel 2012 e 2013. Tutto sull’uscio di casa nostra.

Futuro dell’impianto

Il futuro di questa centrale non è ancora certo, da molti anni sono stati evidenziati dagli Stati vicini le preoccupanti condizioni in cui versa, situazione messa in rilievo da numerosi episodi di allarme; fra i più recenti ricordiamo nel 2008una fuga di acqua di raffreddamento del reattore, nel 2007 la centrale venne isolata e chiusa per un mese per interventi urgenti e non verrà comunicato mai come sarebbe da procedura in sede europea le precise motivazioni; nel 2005 il reattore è stato arrestato per problemi al sistema di contenimento di una ventola per il trattamento dei vapori. La Slovenia ha cercato di sopire le proteste esponendo un piano che prevede di togliere dal servizio ed in seguito demolire la centrale a partire dal 2023. Queste intenzioni però vanno in contrasto con la recente pubblicazione dell’ente governativo per l’energia nucleare slovena che prevede entro il 2017 il raddoppio della centrale e possibili accordi con partner internazionali per la vendita di energia.

Espansione dell’impianto

È in discussione la possibile espansione dell’impianto con un secondo reattore da 1000 MW di potenza, di proprietà interamente slovena. Si sono rincorse anche voci di una possibile partecipazione italiana (in particolare della regione Friuli-Venezia Giulia) nella costruzione, proprietà e gestione del nuovo reattore.

NUCLEARE: VIVACE DIBATTITO IN FVG SU SICUREZZA CENTRALE KRSKO
(ASCA) – Trieste, 21 mar – Vivace dibattito sulla proposta della Regione Fvg che l’Italia investi nella messa in sicurezza della centralenucleare di Krsko, in Slovenia, a poco piu’ di un centinaio di chilometri dal confine con l’Italia. ”Strano – polemizza l’on. Isidoro Gottardo, coordinatore del Pdl, con l’europarlamentare Deborah Serracchiani del Pd ed il capogruppo regionale dello stesso partito, Gianfranco Moretton – che scoprono oggi che Krsko deve dare garanzie. Finora non lo hanno mai chiesto. Quando Tondo propone seriamente un accordo su Krsko ha colto entrambi i problemi; quello di soddisfare un fabbisogno energetico e nel contempo garantirne quella trasformazione adeguata ai nuovi livelli di sicurezza”. 

”E’ irresponsabile invece cavalcare l’emotivita’, continuare nella demagogia e scoprire solo ora che i nostri cittadini oltre che pagare piu’ cara l’energia subiscono il rischio di centrali nucleari a noi vicine. L’on. Serracchiani come tutto il Pd che fino ad oggi ha solo saputo attaccare Tondo non si e’ mai posta l’esigenza di promuovere in sede Europea un’iniziativa volta a pretendere da ogni Stato europeo quei livelli di sicurezza che devono essere garantiti nell’interesse della Comunita’ Europea e non solo di quella Nazione”. L’Udc, componente della maggioranza regionale, ha presentato un’interpellanza sulla sicurezza di Krsko, ritenendola insufficiente. ”Riteniamo indispensabile che la centrale di KRSKO segua l’esempio delle tante centrali tedesche che a breve saranno disattivate – sostiene, invece, Moretton del Pd – stante i fatti del Giappone che hanno dimostrato la grande fragilita’ degli impianti atomici di fronte alle calamita’ naturali”. ”Quindi – aggiunge – l’UDC sostenga con noi l’iniziativa di sollecitare Tondo a negare qualsiasi assenso al governo Berlusconi per la realizzazione in FVG di centrali nucleari e di attivarsi con il Ministero degli Esteri per un intervento congiunto, presso le autorita’ Slovene, al fine di giungere ad una rapida chiusura della centrale atomica di KRSKO, tenuto conto anche della sua collocazione in zona tellurica, della vetusta’ dell’impianto e dell’estrema vicinanza alla nostra regione che, in caso d’incidente, genererebbe grave pericolo per le popolazioni”.

fdm/mau/ss

(Asca)

Nucleare: Tondo, giochi aperti con Krsko, no centrale a Monfalcone

All’indomani della notizia, per voce dell’ENEL che non ci sarà accordo con la Slovenia per la partecipazione italiana al raddoppio della centrale nucleare di Krsko, il presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo afferma che a lui non è giunta alcuna comunicazione ufficiale in merito e che comunque il ministro Scajola gli ha assicurato che non esiste alcun piano per la csotruzione di una centrale nucleare a Monfalcone

“Non c’é alcun progettodel Governo per una centrale nucleare a Monfalcone (Gorizia)”.Lo ha detto, a margine del congresso regionale della Cgil aZugliano (Udine), Renzo Tondo, presidente del Friuli VeneziaGiulia. Tondo, sollecitato sul ‘no’ di Lubiana alla compartecipazionedel Friuli Venezia Giulia al raddoppio della centrale nuclearedi Krsko (a 150 chilometri da Trieste) ha ribadito di averparlato “direttamente con il ministro Scajola. Non c’é – haaggiunto il presidente del Friuli Venezia Giulia – nessunaipotesi del Governo di centrali nucleari a Monfalcone”. Tondo – nuclearista convinto – ha poi precisato “di non averricevuto alcuna ‘comunicazione’ dall’autorità slovena. Ho sololetto una dichiarazione dell’amministratore delegato di Enel(”Non ci sono ipotesi per noi di partecipare al raddoppio diKsko”, ndr). I rapporti con la Slovenia quindi proseguiranno”,ha concluso Tondo. ANSA

“Non capisco le reazionidi gioia di fronte alle dichiarazioni dell’amministratoredelegato dell’Enel – ha aggiunto Tondo – secondo cui mancherebbe’la sposa’, la Slovenia, per andare avanti. Io invece ribadiscoche continuerò su questa strada perché la considero una sceltagiusta. Se nella mia vita avessi dovuto fermarmi ogni voltadavanti al primo no – ha detto ancora Tondo – non sarei dovesono ora”. “Il fine è raggiungere l’obiettivo di un’energia a costiragionevoli – ha ribadito – in un Paese ove i costi superano il30 per cento. Il punto non è mettere in difficoltà la Giunta,ma raggiungere un risultato”. Tondo ha ricordato, infine, un fatto del passato,nell’auspicio che su Krsko non si debbano scontare miopie diprospettiva, ma si affronti la questione “senza banalità, conil dovuto approfondimento”. “Nel 1998 ero assessore regionale alla Montagna con ForzaItalia, al governo c’era Amato ed erano tempi in cui anche asinistra andava di moda la privatizzazione. Mi permisi di dire -ha ricordato Tondo – che era opportuno che laRegionepartecipasse all’acquisto della centrale idroelettrica diSomplago. Si scatenò un fuoco incrociato. Sonego e Romoli miattaccarono con i titoli sui giornali: il governo chiude icarrozzoni e Tondo vuole i carrozzini. Non vorrei che questoclima si ripetesse per Krsko”, ha concluso il Presidente. ANSA

Il Presidente della Regione FriuliVenezia Giulia, Renzo Tondo, e il Primo Ministro della Slovenia,Borut Pahor, si incontreranno dopo Pasqua per esaminare lequestioni relative al raddoppio della centrale nucleare di Krsko(Slovenia). L’incontro è stato concordato da Tondo e Pahor a marginedella cerimonia di inaugurazione della nuova sede di Triestedella NLB-Nova Ljubljanska Banka. “Ci vedremo dopo Pasqua”, ha riferito Tondo ai giornalistiprima di lasciarela filiale, mentre nessun commento è statofatto dal Primo Ministro Pahor. La centrale nucleare di Krsko sorge a circa 150 chilometri daTrieste. La regione Friuli Venezia Giulia, in accordo con ilGoverno, in più occasioni si è detta disponibile a partecipareagli investimenti per il raddoppio. ANSA

 

NOTIZIE CORRELATE:

20 marzo 2011

SLOVENIA, PERICOLO AL CONFINE – A KRŠKO, NELLA CENTRALE NUCLEARE (QUASI) ITALIANA

Era il pomeriggio del 3 giugno 2008 quando, in Slovenia, a 130 chilometri in linea d’aria da Trieste, si era verificato il guasto nella centrale nucleare di Krško dove oggi lavorano 500 persone. Dall’impianto di raffreddamento era fuoriuscito del liquido. L’Unione europea aveva subito reso noto che era stata attivata una procedura di spegnimento sicuro dell’impianto mentre la Nek – la società che gestisce la centrale – assicurava che non c’era stata alcuna fuga radioattiva. La centrale quindi ha già dato problemi e ne potrebbe dare ancora.
 

Nel 2005 il reattore venne bloccato per problemi al sistema di contenimento di una ventola per il trattamento dei vapori e nel 2007 la centrale slovena venne isolata e chiusa per interventi urgenti. Ora, a distanza di tre anni, si torna a parlare di questo reattore perché Renzo Tondo, presidente del Friuli Venezia Giulia, entra nella delicata questione a gamba tesa: “Il governo italiano dovrebbe sostenere l’impegno dichiarato di voler mettere ulteriormente in sicurezza la centrale nucleare di Krško”. Come a dire: non nella mia Regione ma nel giardino del vicino. Tondo nei mesi scorsi coltivava il progetto di sfruttare il raddoppio del raddoppio di Krsko per avere un flusso tale di energia a disposizione senza correre il rischio di costruire centrali in Friuli. Ma per riuscirci deve convincere il governo sloveno a coinvolgere l’Enel e la Regione Friuli nell’investimento e nella gestione. L’Enel è già attiva all’estero nel nucleare, tanto che sta investendo circa 3 miliardi di euro per il raddoppio della centrale nucleare di Mochovce in Slovacchia: due nuovi reattori che entreranno in funzione nel 2012 e nel 2013. Oggi si pensa a possibili investimenti anche sulla centrale di Krško, che usa la tecnologia di “seconda generazione” ed è considerata ormai a “fine vita”.
Parliamo di un impianto da 632 megawatt di potenza, contenente oltre 48 tonnellate di combustibile a base di ossido di uranio, a meno di due ore e mezzo di strada da Venezia. È attiva dal gennaio del 1983, costruita quando c’era ancora la Jugoslavia comunista, con tecnologia americana Westinghouse. Dall’Italia il viaggio verso Krško inizia a Gorizia, prosegue lungo l’autostrada slovena fino alla capitale Lubiana. Il panorama è una campagna costellata di campanili e fienili. Una zona termale fin dal periodo austroungarico con stabilimenti oggi reinterpretati in chiave moderna.
Krško è però anche un’area sismica. Ma in questa cittadina di 20 mila abitanti tutti considerano normale vivere con il nucleare e con un deposito di scorie (il vero problema) inavvicinabile e che sta arrivando a esaurimento. Perfino buona parte delle associazioni ambientaliste slovene considera “necessario” questo impianto di seconda generazione. Dunque no alle centrali sul territorio italiano, ma nessun problema quando vengono realizzate appena oltre il confine? A Krško il governo sloveno di centro-sinistra paga bene il disturbo di ospitare un sito nucleare, versando contributi alla cittadina che si presenta con un centro storico seicentesco restaurato, un museo nuovo e impeccabili giardini. “Almeno non siamo ipocriti. Abbiamo scelto il nucleare anziché acquistare energia da altre nazioni come ad esempio la Francia” spiega il deputato Luka Juri, del Partito socialdemocratico di maggioranza, che ribadisce l’impegno preso dal governo italiano e dalla Regione Friuli Venezia Giulia per la costruzione di un secondo reattore nella centrale di Krško che entro il 2017, dice il governo sloveno, dovrebbe raddoppiare la sua produzione di energia nucleare.
Tutto avviene in pochi chilometri: un campo da calcio dove giocano bambini, una cartiera e una ferriera con il deposito di carbone, il fiume Sava che scorre e l’ingresso presidiato dell’impianto nucleare dal quale escono i turnisti e il personale della sicurezza che ferma e controlla, anche lungo la strada, chiunque scatti foto.
Su tutto il perimetro dell’area cartelli che segnalano la presenza di telecamere mentre sulla via che conduce alla centrale c’è anche chi fa jogging. Michele Tonzar di Legambiente Fvg ha preso posizione invitando il presidente Renzo Tondo ad assumere un’iniziativa: “Per non dare corso ad alcun tipo di collaborazione con la Slovenia per il potenziamento di Krško e confermare piuttosto gli incentivi alle energie rinnovabili , per dare garanzia alle imprese che operano in uno dei pochi settori trainanti dell’economia”. Al tempo dell’ultimo guasto di Krško l’associazione triestina Greenaction Transnational aveva dichiarato che “la centrale rappresenta uno dei maggiori rischi per la sicurezza dell’Italia settentrionale, dell’Austria meridionale, della Slovenia e della Croazia”. Ad oggi nessuno si sbilancia nel definire l’attuale grado di sicurezza dell’impianto nucleare dietro l’angolo di casa nostra.  

Elisabetta Reguitti, inviata a Krško (Slovenia)
-20 marzo 2011 – Fonte:Il Fatto quotidiano PDF

04 giugno 2008

Incidente in una centrale nucleare
A Krsko paura ma «nessun rischio»

Una perdita dal sistema di raffreddamento dell’impianto sloveno fa scattare l’allarme Ue. Spento il reattore

La centrale nucleare di Krsko (Afp)
KRSKO (SLOVENIA) – La Commissione europea ha annunciato di aver ricevuto una segnalazione di un incidente alla centrale nucleare di Krsko, spiegando che era già stata attivata la procedura di sicurezza per lo spegnimento dell’impianto. Cosa che è avvenuta qualche ora dopo.

«SITUAZIONE SOTTO CONTROLLO» – Il messaggio d’allerta, spiega un comunicato, è arrivato alle 17.38 e al momento di diffondere la nota (ore 18.27) la potenza del reattore è stata ridotta al 22%. Secondo il comunicato della Commissione europea al momento non è stata rilevata alcuna fuga radioattiva. Secondo l’Esecutivo Ue, le autorità slovene hanno comunicato che le procedure di spegnimento del reattore della centrale nucleare di Krsko sono state completate e la situazione è sotto controllo.

LA NOTA – Secondo quanto riferito sempre dalla Commissione, si è verificata una perdita di liquido dal sistema di raffreddamento principale della centrale nucleare. Krsko è situata nel sud-ovest della Slovenia a 130 chilometri da Trieste. L’incidente è stato segnalato a Bruxelles attraverso il sistema di allarme nucleare rapido «Ecurie», con il quale l’esecutivo Ue ha successivamente informato tutti gli Stati membri. La Commissione ha assicurato che «il team d’emergenza della Direzione generale trasporti ed energia (Tren) rimane all’erta fino a quando non arriveranno ulteriori informazioni e la situazione sarà pienamente sotto controllo».

«NESSUNA FUGA DI MATERIALE RADIOATTIVO» – Non c’è stata alcuna perdita nell’ambiente» ha detto invece un portavoce della Nek, la società che gestisce la centrale nucleare di Krsko, «la fuoriuscita si è verificata all’interno della struttura del reattore. È stato avviato il processo di spegnimento che avviene per fasi e sarà ultimato entro questa sera. Allora sarà possibile ispezionare il sito per verificare la situazione». La centrale nucleare è stata fermata «per qualche ora» per determinare le cause di una fuga che non dovrebbe avere impatto sull’ambiente. Lo ha assicurato la direzione del sito a seguito dell’allerta della Commissione europea. «La centrale è stata fermata a titolo preventivo per qualche ora al fine di permettere al personale di stabilire le cause del guasto e di ripararla», ha detto la direzione dell’impianto in un comunicato. «Un arresto d’emergenza non è stato necessario e il guasto non dovrebbe avere impatto sull’ambiente», ha aggiunto la direzione.

RASSICURAZIONI DALLA SLOVENIA – «Non era necessaria una chiusura di emergenza dell’impianto e la perdita non ha avuto e non ci si aspetta avere conseguenze per ambiente». Così si espimono le autorità slovene in una nota. La nota precisa che l’impianto di Krsko, è stato «chiuso a scopo cautelativo» dopo che si era verificata una perdita nell’impianto di refrigerazione. Anche la presidenza di turno dell’Ue, nelle mani proprio della Slovenia, si prodiga in rassicurazioni e definisce l’incidente che si è verificato nella centrale di Krsko un «incidente locale». «La situazione è sotto controllo. Non ci sono rischi per l’ambiente e per le persone», ha detto Maja Kocijancic, portavoce della presidenza a Bruxelles.

PROTEZIONE CIVILE – Nessuna richiesta di allertare la Protezione civile del Friuli Venezia Giulia è giunta alla direzione regionale circa il guasto della centrale nucleare. Lo ha riferito il direttore regionale della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia, Guglielmo Berlasso. «Non è stata allertata neppure la Protezione civile slovena – ha detto Berlasso – con la quale stiamo in costante collegamento. A quanto ne sappiamo deve esserci stata una perdita di potenza di un reattore della centrale di Krsko. Non sappiamo nulla di più. Quando succedono simili incidenti – ha detto ancora Berlasso – c’è l’obbligo di comunicarlo ai Paesi della Comunità internazionale. Penso – ha concluso – che non si debba creare inutili allarmismi». Al momento la Protezione civile regionale non ha quindi attivato alcuna misura, anche se la sala operativa resta attiva 24 ore su 24.

L’IDENTIKIT DELLA CENTRALE – La centrale nucleare di Krsko è stata inaugurata nel 1983 e la sua costruzione è iniziata nel 1975. La sua gestione è mista fra Croazia e Slovenia, che al momento della costruzione erano ancora unite nella Jugoslavia, e il suo spegnimento definitivo è previsto per il 2023. La centrale ha una potenza di 696 Megawatt. È di proprietà della compagnia Nek, una joint venture sloveno-croata. Il cuore dell’impianto è un reattore ad acqua leggera, con pressurizzazione Westinghouse, da 2mila Megawatt di potenza termica. Attraverso una rete di 400 Kv, Krsko è connessa a numerosi centri di distribuzione e consumo sia in Slovenia che in Croazia. La centrale – si legge sul sito online http://www.nek.si – è inserita in un sistema di distribuzione europeo, l’Unione per il coordinamento della trasmissione dell’elettricità (Ucte).

CENTRALE CONSIDERATA A RISCHIO – La centrale nucleare di Krsko tuttavia era considerata da tempo a rischio tanto che erano state fatte in Italia diverse interrogazioni parlamentari a proposito. Secondo l’associazione ambientalista Greenaction transnational: «Una Commissione Internazionale nominata, su pressioni di Austria ed Italia, per verificare gli standard di sicurezza della centrale già nel 1993 espresse 74 raccomandazioni sui cambiamenti tecnici e procedurali necessari per adeguare l’impianto alle più severe normative dell’UE. Uno dei principali problemi dell’impianto è costituito dalle incrinature dei generatori di vapore che determinano perdite (con fuoriuscita di radionuclidi che vengono dispersi nell’atmosfera); questo problema è d’altronde noto presentandosi in tutte le centrali che utilizzano il reattore Westinghouse. Per cercare di tamponare questo grave inconveniente, nella primavera del 2000 vennero installati due nuovi generatori dalla NEK in seguito ad un’accordo sottoscritto con il consorzio Siemens/Framatome. Il costo di tale intervento fu di 205 milioni di marchi. Dopo questo intervento venne approvato un aumento della produzione del 6% (45 MW) con i conseguenti rischi di sovrasfruttamento del reattore e senza che i problemi dei generatori fossero stati definitivamente risolti».

MA GLI ESPERTI RASSICURANO – Secondo però due esperti dell’Enea le misure di sicurezza della centrale di Krsko sono paragonabili a quelle delle centrali occidentali ed eventuali perdite nel circuito di raffreddamento non sono pericolose. «Le centrali di questo tipo – spiega uno dei due esperti, Stefano Monti – hanno un contenitore primario di sicurezza che contiene eventuali perdite nei circuiti di raffreddamento. È presto per fare valutazioni precise ma in linea generale si può dire che questi impianti sono sicuri quanto quelli occidentali». «Se l’incidente è stato nel circuito primario non ci sono motivi di allarme – ribadisce Francesco Troiani, fisico nucleare dell’Enea – gli incidenti gravi sono quelli del nocciolo. Le centrali hanno diversi contenitori che racchiudono il nocciolo e le altre strutture che ad esempio quella di Chernobyl non aveva. Non ci sono molti elementi ancora, ma si può ipotizzare una rottura nel tubo che porta il liquido che raffredda le turbine. Anche in casi di incidenti lievi – spiega Troiani – le autorità della centrale sono obbligate ad avvertire quelle nazionali, che a loro volta allertano Euratom e Aiea».


 


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