Giorgio Napolitano: “Necessario assumere informazioni sulle gravi imputazioni al neoministro Romano”

23 Mar

Un amico dei mafiosi diventa ministro
Romano giura. Nonostante le inchieste

Saverio Romano è ministro dell’Agricoltura. Bondi ha confermato le proprie dimissioni, il premier è salito al Quirinale per assegnare il ministero della Cultura a Galan e quello dell’Agricoltura, appunto, a Romano, esponente dei Responsabili. Che ha così assicurato a Berlusconi il sì al conflitto di attribuzione in Giunta delle Autorizzazioni (leggi l’articolo). Ma sulla nomina Giorgio Napolitano ha espresso forti dubbi, dovuti alle inchieste che lo coinvolgono: una per concorso in associazione mafiosa, un’altra per corruzione con l’aggravante del metodo mafioso (articolo 7). Romano, che difendeva Cuffaro (“non è quel satrapo che è stato dipinto”), si candidava alla sua succesione. Ora l’ex presidente della regione Sicilia è in carcere, mentre lui è nella squadra di governo. Sul suo conto, però, sono agli atti dichiarazioni pesanti, come quelle del pentito Francesco Campanella, che lo aveva definito “persona a disposizione di Cosa nostra”. Anche se per ora queste parole non sono supportate da riscontri sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio. “Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dal momento in cui gli è stata prospettata la nomina, ha ritenuto necessario assumere informazioni sullo stato del procedimento a suo carico per gravi imputazioni”, si legge in una nota ufficiale del Quirinale. “Essendo risultato che il giudice delle indagini preliminari non ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura di Palermo (leggi l’articolo), e che sono previste sue decisioni nelle prossime settimane, il Capo dello Stato ha espresso riserve sulla ipotesi di nomina dal punto di vista dell’opportunità politico-istituzionale”. Lui risponde: “Sono dispiaciuto dalla nota del Colle, non sono mai stato imputato”

Romano ministro dell’Agricoltura
Napolitano: “Chiarisca la sua posizione”

Con lo spostamento di Galan ai Beni culturali, l’esponente dei Responsabili ha giurato al Quirinale. Il capo dello Stato: “Chiarire presto pesanti imputazioni a suo carico”. Il nuovo membro del governo è sotto inchiesta per mafia e corruzione. Lui: “Mai stato imputato, il comunicato del Colle dice cose non vere”.  La replica: “Mai usato termini del genere”. Opposizione all’attacco: “Il Cavaliere è sotto ricatto”

Romano ministro dell'Agricoltura Napolitano: "Chiarisca la sua posizione"

Saverio Romano lascia il Quirinale con la famiglia dopo il giuramento

ROMA – Va in porto il rimpasto di governo a lungo inseguito da Silvio Berlusconi, ma non senza intoppi. Saverio Romano ha giurato oggi al Quirinale in veste di nuovo ministro dell’Agricoltura, ma il presidente della Repubblica non ha mancato di manifestare le sue perplessità per le pesanti ombre giudiziarie 1 che gravano sull’esponente dei Reponsabili. Nonostante questo, davanti alle sempre più pressanti richieste di Iniziativa Responsabile, fondamentale per la sopravvivenza dell’esecutivo, Berlusconi ha dovuto andare avanti comunque.

La nota del Colle.
“Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – si legge in una nota del Colle – dal momento in cui gli è stata prospettata la nomina dell’onorevole Romano a ministro dell’Agricoltura, ha ritenuto necessario assumere informazioni sullo stato del procedimento a suo carico per gravi imputazioni”. “A seguito della odierna formalizzazione della proposta da parte del presidente del Consiglio, il presidente della Repubblica ha proceduto alla nomina non ravvisando impedimenti giuridico-formali che ne giustificassero un diniego – prosegue il comunicato – Egli ha in pari tempo auspicato che gli sviluppi del procedimento chiariscano al più presto l’effettiva posizione del ministro”.

Parla il neoministro.
La prima reazione di Romano è il “dispiacere” per la nota del Quirinale”: “Non sono mai stato imputato”.  Pertanto, ipotizza una “confusione” da parte dell’ufficio stampa del Colle, visto che il comunicato diffuso è “contrario alla realtà” e “inoltre usa terminolgie improprie”. Napolitano, assicura il neoministro, “non pensa quello che è stato scritto”. “Io sono con la coscienza a posto”, aggiunge. Romano prende il posto di Galan, spostato ai Beni culturali, poltrona lasciata vuota dall’ufficializzazione delle annunciate dimissioni di Sandro Bondi. Proprio ieri il Giornale di Sicilia aveva rivelato l’intenzione del gip palermitano Giuliano Castiglia di non voler archiviare l’inchiesta che vede il neoministro indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Contro Romano resta in piedi inoltre anche un procedimento per corruzione, aggravata dal fatto che sarebbe stata finalizzata a favorire Cosa Nostra, nato dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino.


Il Quirinale replica.
Passa poco e si fa vivo l’ufficio stampa del Colle che pur non commentando le affermazioni di Romano, invita a una lettura “più attenta” della nota “nella quale non viene attribuita la qualificazione di ‘imputato'”. Un modo per sottolineare come il Quirinale non si senta chiamato in causa dalle frasi del neoministro.

Le reazioni. “La posizione di Napolitano dimostra in maniera incontrovertibile che Berlusconi non è più in grado di agire liberamente nella sua attività di governo. Ha dovuto sottostare al diktat dei Responsabili e nominare ministro Saverio Romano nonostante le note e annunciate perplessità del Quirinale – afferma il capogruppo di Fli alla Camera Italo Bocchino – è ormai evidente che siamo in una situazione senza precedenti che mette a repentaglio la libertà di azione del presidente del Consiglio”. Per Massimo Donadi dell’Idv “un indagato per mafia non può fare il ministro”. E anche il Pd parla di “debolezza” di Berlusconi che, “per puntellare la sua malandata maggioranza, ha dovuto sottostare a un vero e proprio ricatto”.

Soddisfatto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e leader di Forza del Sud Gianfranco Miccichè: “Finalmente da oggi il Sud può contare su un altro suo uomo in Consiglio dei ministri”. A fianco del neoministro si schiera il titolare della Difesa Ignazio La Russa: “Romano, assolutamente incensurato, ha solo una pendenza in corso, cioè una richiesta di archiviazione di un avviso di garanzia. La Costituzione dice che uno è innocente fino alla Cassazione, ma doversi difendere dalle lungaggini di una richiesta di archiviazione che ancora non è arrivata, mi pare veramente pretendere troppo da chiunque”.

Quando Berlusconi disse… Era il 23 dicembre e il premier repingendo le accuse di “calciomercato” e di compravendita di parlamentari aveva aggiunto: “Non abbiamo nemmeno promesso cariche di governo. Si sono liberati posti in seguito all’uscita di Fli, ci sono 12-13 posti da assegnare ma nemmeno uno di questi posti verrà assegnato a coloro che per convinzione hanno dato supporto alla maggioranza in sostituzione di altri”. La realtà, però, dice altro.

Le tensioni tra i Responsabili.  Il gruppo, secondo quanto riferito, si è riunito per festeggiare l’ingresso di Romano nell’esecutivo. Ma da aprte di alcuni deputati sarebbe partita la richiesta delle promesse nuovo nomine: “Ora è arrivato il tempo per la nomina dei sottosegretari”. E’ a questo punto che sarebbero emerse le contrapposizioni tra le varie componenti del gruppo: i Popolari dell’Italia di domani, fedeli a Romano, avrebbero rinnovato l’interesse per alcuni “incarichi di responsabilità ” ma la richiesta sarebbe stata giudicata “eccessiva” dai presenti. A quel punto si sarebbe scatenata la ‘bagarre’: Pid contro il resto dei gruppi.

 

Rapporti Saverio Romano e mafia:

inchiesta ancora aperta

di Aaron Pettinari – 22 marzo 2011


Il gip di Palermo Giuliano Castiglia non ha accolto la richiesta di archiviazione dell’inchiesta per concorso in associazione mafiosa, aperta a carico del deputato del Pid (Popolari di italia domani, gli scissionisti siciliani dell’Udc…

…che hanno abbandonato Casini per schierarsi col Pdl e che alla Camera sono confluiti nei «Responsabili») Saverio Romano.

La decisione è stata presa dopo che il giudice ha esaminato la richiesta di archiviazione dell’ipotesi di concorso in associazione mafiosa, fondata sulla mancanza di riscontri sufficienti alle dichiarazioni del pentito Francesco Campanella, che aveva parlato di Romano come persona “a disposizione” e votata dai boss di Villabate, Nicola e Nino Mandalà. Il giudice ha così fissato la prima udienza, che si terrà il primo aprile, per ascoltare le “parti”: il pm Nino Di Matteo e l’avvocato Franco Inzerillo, ma anche – se lo riterrà – lo stesso Romano.

In quella data il magistrato potrebbe indicare agli inquirenti di approfondire alcuni elementi dando ai pm un termine o archiviare.

A suscitare la perplessità del Gip sarebbero gli stessi dubbi avanzati dalla Procura nella stessa richiesta di archiviazione dell’indagine. Per il pm non ci sarebbero gli “elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio”, il che non signficia che non vi siano indizi. La notizia è stata già pubblicata oggi dal Giornale di Sicilia e arriva giusto pochi giorni dopo che il Presidente della Repubblica Napolitano si era espresso negativamente sulla prospettata nomina di Romano a ministro dell’Agricoltura al posto di Giancarlo Galan: “Deve essere il premier – questa l’osservazione preliminare – a garantire se la posizione di Romano sia definitivamente chiarita, a proposito dell’archiviazione chiesta dalla procura di Palermo nei suoi confronti”.

Secondo alcune indiscrezioni, ambienti del Quirinale avrebbero preso contatti col procuratore di Palermo Francesco Messineo per essere informati degli sviluppi delle vicende giudiziarie riguardanti il politico ex Udc.

Il parlamentare era già stato indagato nel 1999, ma l’inchiesta si era chiusa con un’archiviazione. La seconda indagine è stata avviata nel 2005 proprio dopo le dichiarazioni di Campanella. A carico di Romano, infine, pende un’altra inchiesta, in compagnia degli altri senatori siciliani Carlo Vizzini (Pdl), Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintola (deceduto lo scorso luglio), per concorso in corruzione aggravata per aver favorito Cosa Nostra, nata dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo.

Tutti indagati a vario titolo per aver ricevuto compensi economici (ufficialmente non dovuti) pagati dalla famiglia Ciancimino per agevolare, nell’assunzione delle gare d’appalto, la Gas Spa (Gasdotti Azienda Siciliana). La società in quota al Gruppo Brancato – Lapis venduta il 13 gennaio 2004 alla multinazionale “Gas Natural” per 120 milioni di euro, di cui una percentuale era finita sul conto svizzero Mignon come pagamento spettante a don Vito, in qualità di socio “riservato”.

Il denaro in pratica veniva destinato ai capi partito o ai capi corrente che avrebbero dovuto agevolare l’aggiudicazione degli appalti e le concessioni dei lavori nei vari centri dell’isola. Un’operazione descritta dal figlio di Vito Ciancimino e confermata, seppure con parziali ammissioni, da Gianni Lapis. Ma soprattutto riscontrata da alcune intercettazioni telefoniche riemerse dopo una momentanea sparizione e ora acquisite nel fascicolo investigativo dell’ufficio del pm. Documenti che comunque dovranno essere trasmessi al Parlamento insieme alla richiesta di utilizzazione prima di poter essere usate nei confronti degli indagati. Accuse che tutti gli indagati hanno respinto.

Di Saverio Romano si parla anche nella sentenza di Cassazione che ha condannato definitivamente a sette anni di carcere Totò Cuffaro che verrà depositata a giorni.

Il deputato ha quindi replicato alla mancata archiviazione sostenendo di essere “tranquillo” e affermando che la scelta del Gip sarebbe legata a un “fatto tecnico”.

 


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