Unità d’Italia, la Lega diserta celebrazione

17 Mar

MAPPE Fieri del tricolore di I.DIAMANTI –  tabelle

Un Paese in cerca dell’età adulta di EUGENIO SCALFARI
Viva l’Italia unita (e disunita) di ALEXANDER STILLE –      Speciale Repubblica.it
Berlusconi e il telefonino La festa città per città L’alzabandiera e i Romdi  M.BRACCONI

Applausi e fischi al Gianicolo I Savoia al Pantheon

Fiorello “rappa” l’inno Playlist XL

CELEBRAZIONI PER TUTTO IL GIORNO

Cerimonia solenne a Montecitorio:
ma la Lega snobba la festa

Solo in cinque (quattro del governo) alla Camera. In mattinata l’omaggio di Napolitano al Milite Ignoto. Contestazioni per Berlusconi. Auguri di Obama

Italia 150, le celebrazioni ufficiali

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ROMA – E’ il momento più solenne e ufficiale dei festeggiamenti del 17 marzo: la seduta congiunta delle Camere a Montecitorio, con il discorso del presidente delle Repubblica Giorgio Napolitano. E la Lega non c’è: sono presenti solo per il governo i ministri Umberto Bossi, Roberto Maroni, il sottosegretario all’Interno Michelino Davico e Sonia Viale (sottosegretario all’economia) e Sebastiano Fogliato, della commissione Agricoltura di Montecitorio. Quando parte l’inno di Mameli i componenti del governo lo cantano mentre Bossi cerca di chiacchierare con Tremonti. Il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, che era apparso in Aula accompagnato da Umberto Bossi, mentre Napolitano tiene il suo discorso, non si riesce a scorgere dall’alto della tribuna. I ministri della Lega, Bossi e Maroni e Sonia Viale non hanno applaudito quando il Presidente Napolitano, ha parlato di «Patria una». Mentre gli altri ministri, e soprattutto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si spellano le mani ad applaudire (sono state una decina le interruzioni per applausi), gli esponenti del Carroccio restano impassibili. Solo Bossi, ha un certo punto, mentre ci sono ancora i battimani, batte con il pugno per tre volte sul banco. Quando il Presidente cita il Papa Benedetto XVI si è levato un applauso, a cui si sono uniti anche i componenti del Carroccio. Solo alla fine, quando lunghi e corali applausi hanno sottolineato la conclusione del discorso del presidente della Repubblica Maroni ha applaudito rivolto verso il capo dello Stato, mentre Umberto Bossi guardando sempre verso l’Aula ha più volte battuto il pugno sul tavolo come spesso ha fatto in diverse occasioni durante la lettura del discorso.

«FEDERALISMO E SUD» – E Napolitano, nel suo discorso, ha parlato anche di federalismo. «Oggi dell’unificazione celebriamo l’anniversario vedendo l’attenzione pubblica rivolta a verificare le condizioni alle quali un’evoluzione in senso federalistico -e non solo nel campo finanziario- potrà garantire maggiore autonomia e responsabilità alle istituzioni regionali e locali rinnovando e rafforzando le basi dell’unità nazionale. È tale rafforzamento, e non il suo contrario, l’autentico fine da perseguire». «Quello del divario tra il Nord e il Sud del paese si deve considerare uno dei problemi «di ordine strutturale, sociale e civile che abbiamo ereditato tra le incompiutezze dell’unificazione perpetuatesi fino ai nostri giorni» e per il quale queste celebrazioni possono essere «occasione per una profonda riflessione critica per un esame di coscienza collettivo». Il capo dello Stato ha sottolineato che si tratta di un problema che si trova «al centro delle nostre preoccupazioni» e al quale «nessuna parte del nostro paese può sottrarsi. È essenziale – ha concluso – il contributo di una severa riflessione sui propri comportamenti da parte delle classi dirigenti e dei cittadini dello stesso mezzogiorno». Replica, anche se solo indirettamente, a chi non sta partecipando ai festeggiamenti. Il «cemento nazionale unitario» ha detto Napolitano non deve essere «eroso e dissolto da cieche partigianerie, da perdite diffuse del senso del limite e della responsabilità». Chiude con «Viva l’Italia, viva l’unità». E, a sorpresa, dal settore di sinistra dell’emiciclo i deputati del Pd hanno intonato l’Inno di Mameli ha contagiato tutta l’Aula. Un fuori programma.

SEDUTA CONGIUNTA CAMERE – L’aula di Montecitorio è quasi gremita: l’emiciclo è pieno a partire dai banchi della sinistra mentre nei settori alti del centrodestra si notano diversi posti vuoti. Il governo schierato al completo: Berlusconi ha al suo fianco il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e quello delle Riforme Umberto Bossi. A seguire, alla sua sinistra Altero Matteoli, Roberto Maroni, Mariastella Gelmini, Renato Brunetta, Angelino Alfano ed Elio Vito. Alla destra del premier siedono Franco Frattini, Paolo Romani, Mara Carfagna, Gianfranco Rotondi, Ferruccio Fazio, Elio Vito. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che non ha fatto in tempo a trovare posto fra i banchi del governo, ha dovuto trovare una poltrona al primo banco dell’emiciclo nel settore del centrodestra. L’Aula è addobbata con bandiere tricolori lungo le colonne delle tribune, su diversi scranni è dispiegata la bandiera nazionale mentre spicca la senatrice dell’Udc Dorina Bianchi vestita interamente di bianco con una lunga sciarpa tricolore sulle spalle. Si fa notare anche Maria Pia Garavaglia, che su un completo blu porta a mo’ di sciarpa la bandiera italiana, mentre una sorta di bandiera vivente è stata la scelta di Laura Bianconi che indossa un completo rosso sul quale spiccano le due ali bianca e verde di una sciarpa che scende lungo i fianchi. Presenti diversi sindaci con la fascia tricolore, tra cui il primo cittadino di Roma Gianni Alemanno, oltre a presidenti di Regione e di Provincia. Molti applausi, praticamente una standing ovation per Carlo Azeglio Ciampi. In tribuna anche Oscar Luigi Scalfaro e l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi.

LA GIORNATA – Il commosso omaggio al Milite Ignoto sulle note di Mameli. E poi la corona al primo re d’Italia e all’eroe dei Due Mondi (e alla sua Anita). La Messa solenne nella chiesa di Santa Maria degli Angeli. E ogni volta un bagno di folla. Così era cominciata la giornata delle celebrazioni ufficiali per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Protagonista il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che per tutta la giornata guida i festeggiamenti ufficiali . Dopo quelli dei cittadini (cui hapreso parte lo stesso Capo dello Stato, a Roma), che hanno festeggiato tutta la notte in moltissime piazze del Paese. E ovunque, il Presidente trova ad accoglierlo applausi e grida di affetto (e nei prossimi giorni volerà a Torino, Milano, Varese).

ALTARE DELLA PATRIA – Nella Capitale si comincia con l’alzabandiera all’Altare della Patria: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (accompagnato da tutte le più alte cariche istituzionali dello Stato) rende omaggio al Milite Ignoto. E canta l’Inno di Mameli. E con lui tutte le persone accorse numerose in piazza Venezia, nonostante il tempo molto incerto. Moltissimi i messaggi di auguri arrivati a Napolitano dai capi di Stato di tutto il mondo per l’anniversario. Nel suo, il presidente Usa Obama si augura «un ulteriore rafforzamento dell’amicizia fra Italia e Stati Uniti negli anni a venire».

PANTHEON – Il Presidente si reca poi al Pantheon: lì depone una corona di alloro sulla tomba di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia. Con lui, presenti anche alcuni eredi Savoia.

GIANICOLO – Subito dopo, al Gianicolo, Napolitano, salutato da una batteria d’artiglieria che ha eseguito 21 salve di cannone, ha scoperto il monumento equestre (appena restaurato) di Anita Garibaldi e Giuseppe Garibaldi, e quindi inaugurato il nuovo Parco degli Eroi, soffermandosi sul Muro del Belvedere sul quale è stata è scolpita la Costituzione della Repubblica Romana. Gli studenti del quartiere hanno scoperto le 83 emre dei garibaldini, anch’esse restaurate per l’occasione. Tanta la folla al Gianicolo. E le bandiere tricolori. E l’affetto dei cittadini per il Capo dello Stato, tanto da volergli stringere la mano, per una dimostrazione anche fisica di vicinanza. A chi gli augura di poter «campare 150 anni», il Capo dello Stato risponde scherzando: «Anche qualcosa di meno…».

LE CONTESTAZIONI – Non solo applausi però per il corteo presidenziale. Al Pantheon, c’è stata una prima contestazione: subito dopo l’ingresso delle autorità, da un balcone di piazza della Rotonda è stato issato un grosso manifesto con la scritta «Io non festeggio genocidi, la vita è bella», fatto togliere, un po’ bruscamente, da un uomo della sicurezza dopo pochi minuti. Poco prima dell’arrivo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, invece, un solitario contestatore ha fischiato l’ex erede al trono Vittorio Emanuele, arrivato al Pantheon con moglie, figlio e nuora.

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FISCHI PER BERLUSCONI – Ce n’è anche per il premier Silvio Berlusconi che accompagna Napolitano in tutte le tappe romane di questa giornata di celebrazioni e omaggi. Appena arrivato alMuseo della Repubblica romana, il premier è stato accolto da un coro di «dimettiti, dimettiti». Pochi minuti dopo, all’arrivo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sono partiti invece applausi e incitamenti. Ma già prima al Gianicolo, qualcuno, rivolto a Berlusconi, gli aveva gridato : «Buffone». E lui ai giornalisti aveva detto: «Oggi non rilascio dichiarazioni. Le lasciamo fare al Presidente della Repubblica». Ma per il premier ci sono state anche urla di appoggio con «resisti, resisti». Fischiato anche il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini all’uscita dalla celebrazione nella Basilica di S. Maria degli Angeli.

LA MESSA – Dopo la visita al museo di Porta San Pancrazio, Napolitano è alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, in piazza della Repubblica. Lì lo attende il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che celebra la S. Messa per il 150° (leggi l’Omelia). Al suo ingresso nella chiesa gremita, un nuovo scroscio di applausi dà il benvenuto a Napolitano. Ancora fischi invece per il premier Berlusconi, anche lui giunto in Basilica (dopo il Presidente), e accolto all’esterno da un gruppo di un centinaio di persone che gli ha gridato: «Dimettiti, dimettiti». Il presidente del Consiglio non si è scomposto, ha alzato la mano in segno di saluto ed è entrato in chiesa. Anche a questa celebrazione prendono parte le più alte cariche dello Stato e del Governo.

FRECCE TRICOLORI – C’è anche l’omaggio delle Frecce Tricolori. La Pattuglia acrobatica nazionale dell’Aeronautica militare ha disegnato infatti nel cielo di Roma (piuttosto grigio, ma in quel momento illuminato da un timido sole) il tricolore più lungo del mondo. «Un tricolore – aveva promesso lo Stato maggiore della Forza armata – che idealmente si estenderà dalla Capitale a tutto il Paese e unirà, da nord a sud, tutti gli italiani». Le «Frecce», dopo il decollo dall’aeroporto di Pratica di Mare, hanno sorvolato la zona dell’Altare della Patria intorno alle 9, in concomitanza con la deposizione della corona di alloro al Sacello del Milite Ignoto da parte del presidente Napolitano.

NABUCCO ALL’OPERA – La giornata romana di Napolitano per le celebrazioni del 150° si conclude al Teatro dell’Opera di Roma, dove il Presidente assiste alNabucco di Verdi diretto da Riccardo Muti.

IL PROGRAMMA DEL PRESIDENTE – Il 18 marzo il Capo dello Stato sarà a Torino, prima capitale dell’Italia unita, dove interverrà alla cerimonia ufficiale al Teatro Regio organizzata dal Comitato Italia 150. Successivamente sarà a Palazzo Madama, dove è stata ricreata la struttura dell’Aula del primo Senato italiano, e a Palazzo Carignano per l’inaugurazione del nuovo Museo Nazionale del Risorgimento. Nel pomeriggio, dopo aver inaugurato «In limine», opera di G. Penone allestita davanti alla GAM (Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea), il presidente visiterà le Officine Grandi Riparazioni (OGR), complesso ottocentesco nato per la manutenzione di locomotive dove sono ospitate mostre dedicate al passato e al futuro dell’Italia. La sera del 18 marzo tornerà al Regio per la rappresentazione de «I Vespri Siciliani» con la direzione di Gianandrea Noseda.

19 MARZO – Il 19 il Capo dello Stato visiterà il rinnovato Museo Nazionale dell’Automobile. Successivamente si recherà al complesso della Venaria Reale, la Reggia sabauda che ospita la mostra «La bella Italia. Arte e identità delle città capitali» dedicata alle identità delle capitali culturali preunitarie con 360 opere che raccontano le tante Italie che nel 1861 si incontrarono nel nuovo Stato. La sera, Napolitano sarà al Teatro Gobetti per la rappresentazione delle Operette Morali di Giacomo Leopardi per la regia di Mario Martone.

MILANO E VARESE – A Milano e Varese, il 20 e il 21 marzo, si concluderà il viaggio del presidente della Repubblica. Il 20 marzo sarà a Milano con il «Treno Tricolore». Il primo appuntamento è a Palazzo Marino per partecipare all’incontro di studi su Carlo Cattaneo; quindi l’inaugurazione a Palazzo Reale della mostra «Le grandi battaglie risorgimentali». Nel pomeriggio è prevista una visita alle due sale del Museo del Risorgimento allestite per commemorare le Cinque Giornate di Milano. Successivamente il Capo dello Stato assisterà ad un concerto organizzato dalla Fondazione «LaVerdi». Il 21 Napolitano sarà a Palazzo Lombardia per visitare la nuova sede della Regione. Partirà poi per Varese, dove a Palazzo Estense incontrerà i rappresentanti delle amministrazioni locali. Nel pomeriggio sono in programma le visite all’Università dell’Insubria e alla Camera di Commercio. Infine il rientro a Roma. 

Italia in festa. Berlusconi in fuga

Fischi ovunque per il premier nel 150° dell’Unità. A Santa Maria degli Angeli il Cavaliere, unico tra le autorità, scappa dal retro. Bossi: “Lo contestano? Peggio per lui” (leggi). Così B., in calo nei sondaggi, fa marcia indietro sul nucleare. Mentre i suoi avvocati tentano di far saltare la prima udienza su Ruby

La scena che si è consumata al termine della cerimonia religiosa in omaggio al 150° anniversario dell’Unità, con Berlusconi in fuga dalla sacrestia di Santa Maria degli Angeli per paura dei fischi, consegna all’Italia l’immagine di un premier in fuga. Sono molti i segnali che nelle ultime ore hanno fatto capire al Cavaliere di non rappresentare più la maggioranza del Paese. Segnali politici, come l’estrema difficoltà di organizzare il rimpasto di Governo accontentando tutte le componenti che chiedono poltrone in cambio di un sostegno decisivo alla maggioranza. Segnali istituzionali, direttamente collegati alla questione rimpasto, con Napolitano che ieri ha di fatto bloccato la nomina a ministro del “Responsabile” Saverio Romano. E mentre gli onorevoli avvocati Ghedini e Longo chiedono di rinviare la prima udienza del processo Ruby, prevista per il 6 aprile (“troppi atti da valutare, ci serve più tempo”), il presidente del Consiglio, terrorizzato dai sondaggi che lo danno in calo, ordina la retromarcia sul nucleare. Nel tentativo disperato di ritrovare la sintonia con la volontà popolare. Ma soprattutto con l’obiettivo di far fallire il referendum di giugno, nel quale gli italiani dovranno esprimersi pure sul “suo” legittimo impedimento

Polemiche leghiste, Borghezio: “Inno sfigatello”. Bersani: “Non parliamo di loro”

 


Una Risposta to “Unità d’Italia, la Lega diserta celebrazione”

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  1. Copertina marzo 2011 « The Spilimbergo POST - 1 aprile 2011

    […] Giorgio Napolitano:  “Nel celebrare il 150°, guardiamo avanti, traendo dalle nostre radici fresca linfa per rinnovare tutto quel che c’è da rinnovare nella società e nello Stato”.                                                                                           LA CRONACA DELLA GIORNATA, CLICCA SULLA FOTO↑ […]

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