Benvenuti a Sant’Agata la città dove comandano le donne

7 Mar

Sindaco e assessori: un’intera giunta al femminile in provincia di Bologna. Tutte continuano a lavorare, per fare le amministratrici restano in Comune anche fino a mezzanotte. Asilo modello e senza liste d’attesa, servizi alla persona. “Niente quote, qui l’efficienza è rosa”. “Abbiamo scelto di privilegiare scuola e famiglia”

 

SANT’AGATA BOLOGNESE (Bologna) – Sotto la penombra dei porticati il circolo “Sandro Pertini” ha le luci accese, e a pochi passi nella sede dell’Udi si imbustano mimose e si selezionano manifesti storici per la festa dell’8 marzo. L’atmosfera è lenta, calma, lungo la passeggiata del corso “2 agosto 1980”, strada che riporta alle memorie amare della strage di Bologna. Un paese racchiuso tra mura storiche, l’antico orologio e il teatro “Bibbiena”, case basse, intonaci colorati, giardini ben tenuti. Oltre, alle spalle, lo stabilimento della Lamborghini. E sarà perché a Sant’Agata Bolognese, unico Comune in Italia governato dal 2009 da una giunta di sole donne, la demografia cresce ma la fila al nido non c’è e gli appartamenti costano un po’ meno, intorno ci sono tante facce giovani e tanti bambini che girano da soli in bicicletta. Nuovissima forma di immigrazione, tutta italiana, che vede le neo-famiglie abbandonare le cinture metropolitane e rifugiarsi qui, in queste zone un tempo paludose ma oggi ricche di servizi e dove l’occupazione, anche femminile, ha ancora i livelli più alti d’Italia.

Qui” è la città delle donne, ossia un paese di 7.300 abitanti governato da “una” sindaco e 4 assessori donna, più Rosa, la segretaria comunale. E a 21 mesi dall’insediamento, scherza Erika Zambelli, 31 anni, assessore alla Cultura (e a molto altro) la più giovane del gruppo, aspetto solare e sorriso semplice “non abbiamo ancora litigato, come in molti si aspettavano…”. Eccola dunque la giunta più rosa d’Italia, nello studio colmo di piante e di luce del sindaco Daniela Occhiali, insegnante in aspettativa, tre figli, al secondo mandato eletta in un lista di centrosinistra, e un’avversione dichiarata, dice “verso le quote rosa”. “Non ho scelto gli assessori in base al sesso ma alle competenze: avevo chiesto anche a due uomini di entrare in giunta, ma non erano disponibili. Così il gruppo si è formato al femminile, ma soltanto perché Giorgia, Francesca, Erika e Fabiana avevano i profili giusti . Certo – ammette Daniela Occhiali – l’esperienza di lavorare con un team di sole donne è creativa, stimolante, ma soprattutto, efficace”. Nel loro linguaggio si chiama “estrema condivisione degli obiettivi”. Per una indennità di 360 euro al mese, tanto che nessuna, a parte il sindaco, ha rinunciato alla propria professione. “Risultato – dice ironica Francesca Cavrini, assessore alla Sanità – facciamo il triplo lavoro…”.

“Ogni mercoledì – racconta Giorgia Verasani, vicesindaco anche lei maestra, un figlio e un compagno – facciamo le nostre riunioni di giunta: sono lunghissime, non finiscono mai… Spesso quando spegniamo le luci del Comune è mezzanotte passata. Ma a quel punto il problema è stato risolto e la decisione presa. All’unanimità. E dal giorno dopo, senza perdere tempo, si passa al fare”. Il fare, appunto. Servizi prima di tutto e ancora servizi. Un nido storico, “Vita Nuova”, nato nel 1972 e ispirato al modello di Reggio Emilia, aperto dal primo mattino al pomeriggio inoltrato, “e senza liste d’attesa – precisa con orgoglio il vicesindaco – quando ci siamo accorti che le richieste aumentavano abbiamo creato una sezione in più”. E poi rette agevolate per la mensa, sostegni agli anziani e ai disabili, consultori, pannelli solari, un museo archeologico, la piccola ma ricca biblioteca “Terre d’acqua”. Scelte precise, ma che hanno la cifra della cura alla persona, alla famiglia. Daniela Occhiali più che di “genere” parla però di sensibilità. “I tagli sempre maggiori, ci hanno imposto di creare delle priorità. E tra il tagliare l’erba delle aiuole o riparare un pezzo di asfalto abbiamo preferito sostenere le famiglie e la scuola… Certo poi la buca andrà rimessa a posto, ma possiamo aspettare che smetta di nevicare”. E non è un caso, commenta Francesca Cavrini, 40 anni, assessore alla Sanità, “che siano le santagatesi le nostre maggiori fan”.
Accolta come un “caso” e con un bel po’ di scetticismo (“ora ci vorrebbero le quote azzurre”) la giunta rosa di Sant’Agata Bolognese si appresta a doppiare i due anni di Governo. Alla vigilia di un 8 marzo che registra ancora abissi di distanza: le donne primo cittadino sono il 10,6% contro l’89,4 degli uomini. Ma né quote rosa né altro, dicono sindaco e assessore. Eppure, alla fine qualche differenza tra loro e una giunta “mista” c’è. Daniela, Giorgia, Erika, Francesca e Fabiana, ad esempio sono diventate amiche. “Prima che finisca il mio mandato, a parte costruire una nuova scuola – scherza il sindaco – vorrei che alcune di loro mi dessero un nipotino, sarebbe anche ora visto che il tempo passa… “. Uffici sempre aperti, e ritmi di lavoro altissimi. “Quello che ci caratterizza – conclude Daniela Occhiali – è un’attenzione alle relazioni oltre che ai problemi. Ho cercato di rendere anche i matrimoni un po’ meno burocratici, leggo delle poesie. Il risultato è che adesso a Sant’Agata di matrimoni ne celebro molti più io che il parroco…”.

 

 


 

 

 

 

 


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