Muammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī, così va il mondo. Il colonnello uccide, ma è solo mentre l’Italia non si pronuncia

20 Feb

E’ sempre stato molto occupato, il Colonnello. “Molto occupatissimo”

Libia, strage a Bengasi

Vodpod videos no longer available.

Berlusconi:

“Non disturbo Gheddafi”

“Berlusconi: Preoccupato, ma non ho sentito Gheddafi”. Dopo le richieste da parte dell’opposizione di una presa di posizione da parte del governo italiano sulle violenze in Libia, Silvio Berlusconi si dice preoccupato per ciò che sta accandendo nell’intera area. Non ho sentito Gheddafi, aggiunge: “La situazione è in evoluzione e quindi non mi permetto di disturbare nessuno”. In una telefonata ad una manifestazione del Pdl a Cosenza, il premier aggiunge: “Siamo preoccupati per quel che succede nel nord Africa e per quello che potrebbe accadere a noi se arrivassero tanti clandestini. Mi sto interessando direttamente e stiamo seguendo con il cuore in gola quello che succede”.

Silvio Berlusconi ancora non ha dichiarato se è contro le stragi in Libia, ma segue gli avvenimenti "con il cuore in gola", pur senza disturbare

Il silenzio delle autorità italiane su quanto sta avvenendo in Libia è “terribile e assordante”, ha denunciato Walter Veltroni. “In pochi giorni ci sono stati quasi cento morti e non c’è stata ancora alcuna reazione ufficiale. Il grande sommovimento che, in nome del pane e della libertà, sta scuotendo l’Africa mediterranea è una cosa che riguarda direttamente l’Italia”, afferma l’esponente del Pd. “E’ necessaria una posizione ferma del nostro paese. Ogni ulteriore attesa sarebbe gravissima”.

Anche l’Udc condanna la mancata presa di posizione delle autorità italiane: “Chiediamo che il governo riferisca
in Parlamento al più presto su quanto sta avvenendo e che le Camere esprimano una condanna netta e ferma per atti di violenza perpetrati nei confronti di spontanee manifestazioni di protesta popolare contro un regime tirannico”, dice il leader Pierferdinando Casini, mentre Angelo Bonelli, dei Verdi, chiede al governo di non trasformarsi in una “stampella del regime dittatoriale libico”. Il governo italiano “deve immediatamente togliere il suo sostegno al colonnello Gheddafi ed al suo regime. Il nostro governo non può continuare a sostenere ad un dittatore che governa violando sistematicamente i diritti umani e negando la democrazia al suo popolo”, conclude.

Benedetto Della Vedova (Fli), chiede al governo di non tollerare oltre la repressione in Libia e di intervenire “nei confronti di Gheddafi che sta facendo sparare sui manifestanti”. Il premier “deve ora dire con chiarezza se l’Italia e il suo governo sta con chi spara o con chi riceve i colpi, con chi manifesta per la liberta e la democrazia o con chi reprime le manifestazione”, aggiunge. Per Francesco Rutelli, le parole del premier sul fatto di non voler disturbare Gheddafi sono “sbalorditive”.  Il leader di Alleanza per l’Italia ha annunciato la presentazione al Senato di una interpellanza urgentissima al ministro degli Affari esteri nella quale chiede a Frattini se la linea di “non disturbare Gheddafi”, esposta dal presidente del Consiglio, sia anche la linea dell’Unione Europea.

Dall’Italia dei Valori, Fabio Evangelisti dice: “E’ ora che, dopo quarant’anni, Gheddafi vada a casa. L’Italia ha responsabilità storiche nei confronti del popolo libico, quello stesso popolo che, oggi, reclama libertà e giustizia. Abbiamo il dovere – conclude Evangelisti – di aiutare la transizione sospendendo, da subito, il discusso trattato di amicizia che ha portato grandi vantaggi alla dittatura”.

Gheddafi, crolla l’impero?

di Antonio Ferrari

Vodpod videos no longer available.

Qualche data, tipo il 21 dicembre ’88, tanto per rinfrescarci la memoria. Qualche luogo, tipo Lockerbie lassù in Scozia, tanto per rinfrescarci la memoria. Un aereo della Pan Am, il Boeing 747, tanto per rinfrescarci la memoria, che esplode in volo. E tanto per non dimenticare 270 persone che muoiono esplodendo anch’esse.

Ed ancora un ricordino, sempre l’88, ma siamo a settembre, anche un DC10 nei cieli del Ciad. Eppoi si va al Gheddafi ordino’: “Mitterrand deve morire”, ma era ancora il 1984.

Gheddafi ordino’ :

” Mitterrand deve morire “

gli agenti segreti francesi avrebbero sventato un complotto libico contro il presidente nel 1984 in Africa. queste le rivelazioni del quotidiano Le Figaro. i dettagli dell’ attentato inviati all’ ONU per richiedere un inasprimento delle sanzioni contro la Libia

————————- PUBBLICATO —————————— Nuove rivelazioni da Parigi rischiano di inasprire il confronto tra l’ Ovest e Tripoli per la vicenda di Lockerbie e dell’ Uta TITOLO: Gheddafi ordino’ : “Mitterrand deve morire” Gli 007 francesi avrebbero sventato un complotto libico contro il presidente nell’ 84 in Africa – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI . Nel 1984 il colonnello Gheddafi voleva far fuori, a tutti i costi, il presidente Mitterrand. L’ arma fatale: un razzo anticarro. Divampava, a quei tempi, la guerra del Ciad, dove la Francia era impegnata con le sue forze militari. L’ attentato, secondo documenti in possesso della magistratura francese, doveva avvenire a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, tra il 12 e il 13 febbraio. Mitterrand, che vi si trovava in visita ufficiale, si salvo’ perche’ il killer fu identificato dai servizi francesi e vuoto’ il sacco. Dall’ A alla Z. Da chi lo aveva ingaggiato, cioe’ gli agenti di Tripoli, all’ alta personalita’ che aveva ispirato il piano, cioe’ Muhammar Gheddafi. E’ difficile valutare, oggi, quali ripercussioni avrebbe avuto l’ uccisione d’ un capo di Stato del prestigio di Mitterrand sulla scena africana. Forse, il colonnello Gheddafi s’ illudeva di trarne vantaggio per chiudere la partita del Ciad e indorare il suo carisma agli occhi delle nazioni arabe. Questo nuovo capitolo sul terrorismo libico e’ stato inviato al Consiglio di sicurezza dell’ Onu per rafforzare la richiesta di un inasprimento delle sanzioni contro il governo di Tripoli. Un governo che e’ gia’ sotto accusa per due attentati, quello al Boeing 707 della Pan Am che esplose nel cielo di Lockerbie, in Scozia, nel 1988 e quello al DC 10 dell’ Uta, compagnia francese, che subi’ un’ identica sorte nel 1989 mentre sorvolava il Niger. Il primo provoco’ 270 morti, il secondo 170. In entrambi i casi, si tratto’ di due bombe deposte a bordo da assassini prezzolati o fuorviati politicamente da agenti libici. Nonostante l’ azione della Francia, della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, la magistratura di Tripoli si e’ rifiutata di consegnare i responsabili, tutti identificati. Il processo per l’ attentato al DC 10 dovra’ essere celebrato verso la fine dell’ anno: la Libia sara’ “latitante” e, se sara’ giudicata colpevole, le parti civili potranno chiedere il risarcimento attraverso il sequestro di beni libici. Rivelato da Le Figaro di ieri, il piano per uccidere Mitterrand, che e’ narrato in una dettagliata documentazione, dovrebbe rappresentare la goccia che fa traboccare il vaso. Nel suo alto scanno dell’ Onu, Boutros Ghali non potra’ trascurare questo gravissimo episodio, anche se risale al 1984. Si ha notizia di 31 tentativi di uccidere il generale De Gaulle. Il piu’ noto e’ quello avvenuto, per opera dell’ Oas, il 22 agosto del 1962 lungo la strada per l’ aeroporto di Villacoublay. In luglio era stata riconosciuta l’ indipendenza dell’ Algeria. L’ automobile presidenziale fu crivellata da 140 pallottole all’ incrocio per Petit Clamar. Nessun altro presidente della Quinta Repubblica, per quanto se ne sappia, e’ stato mai nel mirino dei killer. Dopo De Gaulle, cosi’ , solo Mitterrand ha rischiato la sua pelle. Se la documentazione raccolta dal giudice francese Bruguie’ re e’ esatta, il presidente doveva essere ucciso con un missile anticarro, probabilmente mentre si spostava in auto assieme al presidente Kolingba. Gli agenti della Dgse francese riuscirono a catturare l’ uomo che doveva premere il grilletto a Bangui. L’ “intelligence” di Parigi era sul chi vive. Il 25 gennaio, dopo il fallimento di una trattativa sul Ciad, un Jaguar francese era stato abbattuto dai libici. La tensione cresceva sempre di piu’ e la Libia scaricava ogni responsabilita’ sulla Francia. Mitterrand era un obiettivo ideale. Come per vendicarsi del fallimento dell’ attentato di Bangui, il 10 marzo, gli uomini assoldati dai servizi libici fecero saltare un DC 8 dell’ Uta su una pista dell’ aeroporto di N’ Djamena. Una bomba, ventitre’ feriti. Ulderico Munzi

Munzi Ulderico

Pagina 8
(18 settembre 1993) – Corriere della Sera

http://archiviostorico.corriere.it/1993/settembre/18/Gheddafi_ordino_Mitterrand_deve_morire_co_0_93091814197.shtml

C’è anche una cronaca del 17 agosto 2003:

Gheddafi accetta:

pago per Lockerbie

ROMA. Con una lettera all’Onu, la Libia ha accettato di indennizzare con dieci milioni di dollari a testa le famiglie delle 270 vittime della strage aerea di Lockerbie, riconoscendo però solo la «responsabilità finanziaria» e respingendo quasiasi colpa di tipo terroristico. La strage avvenne il 21 dicembre 1988. Il Boeing 747 della Pan Am, in volo da Londra a New York, esplose per una bomba a bordo sui cieli della cittadina scozzese di Lockerbie, precipitando sull’abitato. Morirono 259 persone a bordo e altre 11 a terra. In cambio del risarcimento, la Libia ha chiesto di revocare le sanzioni dell’Onu, imposte nel 1992. Contemporaneamente, secondo quanto riferisce il settimanale tedesco «Der Spiegel», il regime di Tripoli si sarebbe dichiarato disponibile anche ad indennizzare i familiari delle tre vittime e i 260 feriti nell’attentato del 1986 alla discoteca La Belle di Berlino.
I 4 autori materiali – un tedesco, un palestinese, un libico e un palestinese naturalizzato tedesco – sono stati condannati nel novembre 2001 a pene fra i 12 e i 14 anni di reclusione ma, secondo i giudici tedeschi, i mandanti sarebbero stati i servizi segreti libici. Le trattative – ad ogni ferito dovrebbero andare 500 mila euro – potrebbero concludersi entro l’anno. Più complessa la trattativa con le vittime americame, che pretendono 3 miliardi di euro.
La Gran Bretagna ha annunciato che presenterà al più presto all’Onu una risoluzione per la revoca delle sanzioni. Gli Usa non si oppongono, ma le sanzioni bilaterali americane resteranno in vigore sino a che la Libia non risponderà ad una serie di requisiti relativi alle armi di distruzione di massa e al rispetto dei diritti umani. La Francia minaccia il veto all’Onu se la Libia, con cui ha già concordato un risarcimento alle 170 vittime del Dc-10 francese che collegava Brazzaville con Parigi, esploso sui cieli del Niger nel 1989 (c’erano anche 9 italiani a bordo), non adeguerà gli indennizzi a quelli concordati con Usa e Gran Bretagna.
Le trattative tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Libia per giungere ad una ammissione di responsabilità di quest’ultima sono durate oltre un anno, a partire dalla condanna definitiva all’ergastolo di uno dei due accusati libici della strage al termine del processo tenuto da una corte scozzese a Camp Zeist, in Olanda. Il documento inviato dalla Libia all’Onu, e arrivato in ritardo a causa del black out che ha colpito New York, è solo un primo passo. Adesso la somma concordata dovrà pervenire su un conto di garanzia appositamente costituito e, soprattutto, ci dovrà essere la revoca definitiva delle sanzioni, già sospese tra l’altro all’inizio del 1999, quando la stessa Libia consegnò i due sospettati dell’attentato.
Rimane nell’aria la minaccia di veto francese. E restano aperte le sanzioni bilaterali decise dagli Usa, che ancora non hanno accettato di togliere la Libia di Gheddafi dalla «lista nera» dei Paesi indicati come origine del terrorismo. Anche se era proprio questa l’aspettativa del leader libico e la base delle trattative che hanno portato all’accordo. E anche se proprio questa è l’aspettativa delle società petrolifere americane, molto attive nei giacimenti libici sino all’arrivo delle sanzioni, e alle quali le autorità libiche hanno concesso il mantenimento dei diritti sino al 2005, data oltre la quale si riservano di aprire le concessioni ad altre società.
In realtà l’amministrazione americana, da tempo attiva in Africa, è preoccupata soprattutto per i rapporti del leader libico Gheddafi con Ciad, Liberia, Zimbabwe e Sierra Leone, Paesi africani in alcuni casi instabili ma ricchi di minerali e di preziosi che fanno gola al grande capitale statunitense. Non a caso, in Liberia, la soluzione dell’intervento delle truppe nigeriane è stata voluta e finanziata proprio dagli Usa.
– Andrea Santini

http://ricerca.gelocal.it/ilcentro/archivio/ilcentro/2003/08/17/CA9CZ_NA401.html

Il libico è un terrorista molto apprezzato in Italia, tanto che quando è nelle sue faccende affaccendato noi italiani cerchiamo di non disturbarlo: “stemosi boni boni, zitti, zitti: vedi mai che se vanno?”..così va il mondo. Così l’Italia. Così oggi 20 febbraio 2011:

SCONTRI NELLA NOTTE IN MOLTE CITTÀ PER REPRIMERE IL DISSENSO IL REGIME INVIA TRUPPE AFRICANE

Libia in rivolta: 250 morti a Bengasi

Centinaia i feriti. Paese nel caos: cecchini di Gheddafi sparano su un corteo funebre, almeno 12 vittime

MILANO – La Libia del colonnello Muammar Gheddafi è in preda ad una contestazione senza precedenti contro un potere che dura da più di 40 anni e sta cercando di resistere alle proteste libertarie scoppiate sull’onda delle rivolte in Tunisia ed Egitto. Il leader libico ha reagito con la forza alle manifestazioni di protesta degli ultimi giorni, schierando la polizia in forze. Sarebbe di 250 morti e di 700 feriti il bilancio degli scontri avvenuti sabato a Bengasi tra manifestanti e forze della sicurezza libica fedeli al regime . Lo riferiscono fonti mediche dell’ospedale di al-Jala di Bengasi alla tv araba «Al-Jazeera». In particolare almeno 12 persone sono state uccise sabato a Bengasi quando cecchini hanno sparato sulla folla che partecipava a un corteo funebre. Ed è stata una notte di scontri oltre che a Bengasi e in altre città anche a Tripoli, ma al momento non è chiaro se nella capitale libicavi siano state vittime.

VITTIME – C’è comunque ancora incertezza sul numero esatto delle vittime per il fatto che i giornalisti stranieri non vengono fatti entrare all’interno del Paese, mentre la rete internet non funziona. Secondo un conteggio compiuto dall’Afp, almeno 77 persone sono morte in Libia dall’inizio della sommossa popolare, la maggior parte a Bengasi. L’organizzazione non governativa Human Rights Watch ha invece stilato un bilancio ben più pesante, di almeno 84 morti a partire da giovedì, a cui andrebbero aggiunti i 12 di sabato notte. Secondo un testimone citato dal quotidiano britannico «The Independent», Ahmed Swelim, le vittime sarebbero molte di più. «Il bilancio è molto più alto di quanto riferito. Ci sono più di 200 morti. Mio cugino, che è un medico di un grande ospedale, ha visto i cadaveri. Ci sono più di 1.000 feriti», ha spiegato. Intanto, le autorità libiche hanno spiegato di avere arrestato decine di cittadini arabi appartenenti a «un’organizzazione» che avrebbe come suo fine ultimo la destabilizzazione del paese. Secondo l’agenzia ufficiale Jana, che cita fonti della sicurezza, «le persone arrestate sono state prelevate in alcuni villaggi libici» perché impegnati a compromettere «la stabilità della Libia, la sicurezza dei suoi cittadini e la loro unità nazionale». Si tratta di «cittadini di nazionalità tunisina, egiziana, sudanese, palestinese, siriana e turca». «Bengasi è nel caos», ha raccontato un italiano sul posto, e anche a Derna, 350 chilometri dalla città al centro della rivolta, secondo testimoni la situazione è drammatica. Un dimostrante a Bengasi ha riferito inoltre alla Bbc che anche alcuni soldati stanno passando «dalla parte della protesta», mentre qualcuno riferisce di una città quasi «fantasma» con le forze di sicurezza ritiratesi nella cittadella fortificata, noto come il Centro di Comando, da dove «sparano i cecchini». E, secondo la tv araba Al Jazeera, sabato alcuni aerei da trasporto militari carichi di armi per la polizia sono atterrati in un aeroporto a sud di Bengasi. Forze speciali sarebbero inoltre pronte ad agire, pensate e organizzate per una lotta senza confini: l’obiettivo è annientare la protesta e per farlo, spiega un oppositore, si reclutano «unità militari di origine africana, che non hanno legami tribali e sulle quali si può quindi contare per una letale campagna di repressione».

IN OSTAGGIO – Intanto un gruppo di «estremisti islamici» ha preso in ostaggio poliziotti e civili nell’est della Libia. Lo ha reso noto un alto esponente libico.


Una Risposta to “Muammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī, così va il mondo. Il colonnello uccide, ma è solo mentre l’Italia non si pronuncia”

Trackbacks/Pingbacks

  1. Libia, mercenari per sedare la rivolta « The Spilimbergo POST - 20 febbraio 2011

    […] Il Colonnello uccide → […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: