Pio Albergo Trivulzio, aperta la lista: molti «nomi noti» tra gli affittuari

18 Feb

Ci sono anche il direttore generale del Milan Ariedo Braida

ed il nipote dell’ex sindaco Paolo Pillitteri

 

MILANO – Ci sono anche il direttore generale del Milan Ariedo Braida e la grande ballerina Carla Fracci tra i nomi dei 1.064 inquilini di altrettanti immobili pubblici del Pio Albergo Trivulzio di Milano (GUARDA LA LISTA).

 

NOMI – La lista dei contratti di locazione, con tanto di canoni in genere molto vantaggiosi, è stata consegnata ai 33 membri della commissione Casa e demanio del Comune di Milano dopo un lungo braccio di ferro. L’elenco è stato poi consegnato ai giornalisti dal capogruppo del Pdl in Consiglio comunale, Giulio Gallera. Nella lista c’è anche un Cordero di Montezemolo, preceduto dall’iniziale D. a indicare il nome (il fratello di Luca si chiama Daniele), che dal 29 giugno 2010 occupa un appartamento di 43 metri quadri in piazza Mirabello 1, in pieno centro, con un canone annuo di 9.100 euro più 1.800 euro di spese. A Braida è intestata una abitazione di 84 metri quadrati, in piazza Carmine 1, per un canone di 17.300 euro l’anno più 1.244 di spese. Il contratto è stato firmato il 1° aprile 2010. Tra gli altri nomi, oltre a un dirigente della questura di Milano, si nota anche Martino Pillitteri, nipote dell’ex sindaco Paolo. Carla Fracci abita in via della Spiga 5, nel cuore del quadrilatero della moda, in un appartamento di circa 187 metri quadrati per un affitto di 45.593 euro, più 6.148 euro di spese. La busta, ancora sigillata, è stata consegnata dal presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri e dal segretario generale del Comune Giuseppe Mele nelle mani della presidente della commissione Casa di palazzo Marino, Barbara Ciabò (leggi i primi nomi).

IL GIALLO DEGLI IMMOBILI MANCANTI – La lista però potrebbe non essere completa. Ad avanzare il dubbio è stata la stessa Ciabò. «Sembra che manchino 150 immobili – ha attaccato la consigliera futurista – se questo sospetto trovasse fondamento sarebbe gravissimo: un vero affronto al consiglio comunale di Milano». Ad alimentare i sospetti è stato anche Vincenzo Giudice, esponente del Pdl e dipendente del Pat: nell’elenco mancherebbero gli immobili di via Sottocorno e di via Menotti. Una chiave del giallo potrebbe essere legata al fatto che in questi anni i beni non presenti nell’elenco potrebbero essere stati venduti. Ed è proprio sul piano delle dismissioni immobiliari che il Pd è pronto a dar battaglia. «Di sicuro – ha attaccato la democratica Carmela Rozza – l’elenco è incompleto, perché noi abbiamo chiesto di conoscere anche le vendite immobiliari del Trivulzio degli ultimi cinque anni. Se entro lunedì non avremo queste informazioni, chiederò l’intervento della magistratura».

CASE DA SOGNO PER POCHI EURO– Fra i casi più eclatanti nell’elenco c’è un appartamento di 58 mq in corso Vittorio Emanuele, nel «salotto» in pieno centro a Milano: 75 euro al mese, spese comprese. L’appartamento è stato assegnato nel 1995 (con contratto in scadenza al 9 gennaio 2007). Nel centralissimo corso Vittorio Emanuele si conta almeno un altro caso shock: 85 euro al mese per un appartamento di 56 mq (il contratto in questione, attivo dal 1998 risulta scaduto nel 2006); la media, in generale, di un appartamento al civico 3 della via che collega piazza San Babila al Duomo, tutti con una metratura compresa tra i 53 e i 77 metri quadri è di 2.587 euro annui circa, 215 al mese. Nell’altrettanto centrale piazza del Carmine, a Brera, lo scenario non cambia: 317 euro per 68 metri quadri, sempre spese incluse. E ancora: via Moscova, civico 25 (69 appartamenti in tutto, il cui canone più alto fissato, a circa 3 mila euro al mese, è corrisposto da un ristorante), qui per 184 euro al mese c’è chi ha affittato 51 mq, chi ne spende 158 per 43 mq, e chi 175 per 42 mq.

 

CIABO’: POLITICI FACCIANO PASSO INDIETRO – Secondo Barbara Ciabò, se dovesse emergere «che alcuni politici hanno utilizzato il loro ruolo per pagare di meno di quanto pagano i cittadini nelle case popolari, il loro comportamento potrebbe essere definito moralmente indegno e dovrebbero fare un passo indietro. Ma – ha aggiunto – non me l’aspetto». Per quanto riguarda, invece, le dimissioni di Trabucchi dalla presidenza, chieste tra gli altri dal gruppo consiliare del Pd, la presidente della Commissione ha chiarito che «bisogna prima vedere se ci sono irregolarità. Certo – ha aggiunto – dall’atteggiamento tenuto dal cda qualcosa di poco trasparente si suppone». «Oggi è una giornata importante – ha detto Manfredi Palmeri – perché abbiamo dimostrato che la privacy c’entra poco o nulla con i doveri di trasparenza nella gestione di beni pubblici. Un obbligo che non deve riguardare soltanto il Comune di Milano, ma anche enti, come il Pio Albergo Trivulzio, che gestiscono beni della comunità».

PISAPIA: MACCHINA DEL FANGO – «Spero che Saviano abbia torto e che il fango non entri tra le armi della campagna elettorale», ha scritto candidato sindaco del centrosinistra Giuliano Pisapia in un intervento pubblicato sul suo sito, dove dichiara pubblicamente che la sua compagna Cinzia Sasso abita in affitto in un appartamento di proprietà del Pio Albergo Trivulzio. La giornalista ha anche scritto una lettera al Corriere, spiegando di abitare da 22 anni, da sola, in quella casa, e di aver disdetto il contratto di locazione con il Pat già nel 2008, mentre Pisapia da oltre 30 anni vive in un altro appartamento, di proprietà, vicino al tribunale. Su questo fatto, secondo Pisapia, «c’è stato un vortice di telefonate anonime, nel puro stile della macchina del fango». Per questo il candidato sindaco ha voluto raccontarlo dal suo sito, «prima che lo leggiate sui giornali: la mia compagna abita da molti anni, da prima che noi ci conoscessimo – ha scritto l’avvocato – in un appartamento di proprietà di un ente pubblico». Fatto che «non è un reato», «mentre certo è un problema – commenta Pisapia – l’incapacità degli enti che dispongono di un patrimonio immobiliare di gestire al meglio le proprie disponibilità. E state certi che contro quelle inefficenze io mi batterò». Pisapia trova che usare questa vicenda privata «per colpire me attraverso di lei» sia «un’ingiustizia insopportabile».

 

 


 


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