Cinema: al via la tassa di 1 euro a biglietto

11 Feb

CONTRARIO TUTTO IL MONDO DELLO SPETTACOLO

Si salvano le sale parrocchiali. Il nuovo balzello scadrà nel 2014 e serve a finanziare gli sgravi fiscali del settore


MILANO – Torna la tassa sul cinema che era già comparsa nelle prime bozze del milleproroghe. La ripropone con un emendamento in Senato il governo. Un euro in più a biglietto (sale parrocchiali escluse) per coprire le agevolazioni fiscali alla produzione cinematografica.

 

IL SOVRAPPREZZO – Il testo proposto dall’esecutivo prevede che «a decorrere dal primo luglio prossimo e fino al 31 dicembre 2013» sia istituito «per l’accesso alle sale cinematografiche, ad esclusione di quelle delle comunità ecclesiali e religiose, un contributo speciale a carico dello spettatore pari ad un euro da versare all’entrata del bilancio dello Stato». Poi sarà un decreto interdirigenziale dei Beni culturali e dell’Economia a stabilire le modalità della riscossione. «La misura – si legge nella proposta – dovrebbe fruttare 45 milioni nel 2011 e 90 milioni nel 2012 e 2013 che servirebbero a finanziare gli sgravi fiscali alla produzione cinematografica. L’eventuale maggior gettito sarebbe riassegnato allo stato di previsione dei Beni culturali per essere riassegnato al “Fondo per la produzione, la distribuzione, l’esercizio e le industrie tecniche” previsto dal decreto legislativo 22 gennaio 2004, numero 28, cioè la “Riforma della disciplina in materia di attività cinematografiche”».

LA REAZIONE DEL MONDO DELLO SPETTACOLO – La scelta del governo di una nuova imposta sul biglietto del cinema vede contrario tutto il mondo dello spettacolo. Tutto lo spettacolo italiano aderente all’Agis condivide infatti le preoccupazioni ripetutamente espresse dalle rappresentanze dell’esercizio cinematografico sull’intenzione del governo di introdurre, attraverso il decreto Milleproproghe, un prelievo sul biglietto del cinema. «È evidente – sottolinea Maurizio Roi, vicepresidente dell’Agis – che l’unico risultato certo sarebbe la crisi definitiva di moltissime sale e soprattutto di quelle più impegnate a programmare cinema italiano e di qualità. Il prelievo, infatti, costringerebbe a insostenibili economie aziendali o a un aumento del prezzo dei biglietti che inciderebbe negativamente sulle frequenze nelle sale».

Fonte:  Il Corriere della Sera 


 

 

 


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