Mario Monicelli morto suicida a Roma

29 Nov

Ore 22,50

Monicelli muore suicida

Mario Monicelli si è lanciato dal quinto piano dell’ospedale San Giovanni di Roma

Era ricovertao nel reparto di urologia per un tumore alla prostata.
Era nato il 15 maggio del 1915 a Viareggio,
Anche il padre Tomaso era morto suicida nel 1964.
Verdone: sono attonito, è una notizia che mi intristisce molto

(ANSA) ROMA – Il regista Mario Monicelli si e’ ucciso lanciandosi dal quarto o quinto piano del reparto di urologia dell’ospedale San Giovanni di Roma, dove era ricoverato. Lo rendono noto fonti sanitarie.  

Monicelli si e’ lanciato dal balcone del nosocomio romano intorno alle 21. Il regista aveva 95 anni ed era ricoverato per un tumore alla prostata. Anche suo padre Tomaso, noto scrittore e giornalista, si era tolto la vita nel 1946.

VERDONE: SONO ATTONITO – ”Sono attonito, una notizia che mi intristisce molto”. Cosi’ Carlo Verdone accoglie con grande sgomento la notizia della morte tragica di Mario Monicelli. ”Era probabilmente una persona stanca di vivere, che non sosteneva piu’ la vecchiaia. L’ho apprezzato molto come grande osservatore e narratore – continua l’attore-regista romano – anche se a volte con condividevo il suo cinismo. Era gentile, cordiale, ma di poche parole. Un anno fa – conclude Verdone – mi capito’ di fargli gli auguri a Natale. Rimase sorpreso: ‘Gli auguri – mi disse – non li fa piu’ nessuno”’

Mario Monicelli

 

INTERVISTA A MONICELLI (2008)

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(Wikipedia)↓

Nato da una famiglia di origine mantovana, e cresciuto a Viareggio, secondo figlio del critico teatrale e giornalista Tomaso, fratello minore di Giorgio, vive nella Viareggio degli anni trenta, assorbendo appieno l’atmosfera magica ed il fermento culturale della città dell’epoca. Frequenta a Milano il liceo classico Giosuè Carducci e si laurea in storia e filosofia, accostandosi alcinema grazie all’amicizia con Giacomo Forzano, figlio del commediografo Giovacchino Forzano, fondatore a Tirrenia di moderni studios cinematografici sotto il nome di Pisorno, curiosa fusione dei nomi delle due città, eterne rivali, PisaLivorno, che Mussolini progettava di compiere. In questi anni, in Monicelli si va delineando quel particolare spirito toscano che sarà determinante per la poetica cinematografica delle commedia del regista (molti scherzi della trilogia di Amici miei sono episodi che fanno realmente parte della sua giovinezza).

Il critico cinematografico Stefano Della Casa, nel suo volume dedicato al restauro di uno dei capolavori del regista toscano (L’armata Brancaleone – Quando la commedia riscrive la storia, edito da Lindau nel 2006), mette in dubbio le origini viareggine del regista, arrivando a sostenere che in realtà Mario Monicelli sia nato a Roma, nel quartiere Prati.

Gli inizi nel mondo del cinema

Assieme a Alberto Mondadori, amico (oltre che cugino, figlio della zia Andreina Monicelli e dell’editore Arnoldo) e collaboratore, dirige nel 1934 il cortometraggio Cuore rivelatore, a cui fa seguito, sempre nello stesso anno, un mediometraggio muto, I ragazzi della via Paal, presentato e premiato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Sotto uno pseudonimo, Michele Badiek, dirige nel 1937 il suo primo lungometraggio, insieme ad alcuni amici, Pioggia d’estate, con Ermete Zacconi ripreso nella sua villa di Viareggio.

Critico cinematografico dal 1932, negli anni tra il 1939 ed il 1949 fu attivissimo come aiuto-regista e come sceneggiatore, collaborando a circa una quarantina di titoli.

L’esordio ufficiale: il lavoro in proprio e i successi

L’esordio registico ufficiale avviene in coppia con Steno, con una serie di film che i due registi realizzano su misura per Totò, tra i quali spicca il celebre Guardie e ladri (1951).

Dal 1953 inizia a lavorare da solo, continuando la feconda attività di sceneggiatore, che lo porta a contatto con molti altri famosi cineasti dell’epoca. Monicelli ha firmato alcuni capolavori del dopoguerra italiano, contribuendo ad uno dei periodi più floridi del cinema del nostro paese, entrando di diritto nella storia.

Nella sua lunga carriera ha collaborato con tutti i più importanti attori italiani: Alberto SordiTotòAldo FabriziVittorio De SicaSophia LorenAmedeo NazzariMarcello Mastroianni,Vittorio GassmanUgo TognazziAdolfo CeliWalter ChiariElsa MartinelliAnna MagnaniNino ManfrediPaolo VillaggioMonica VittiEnrico MontesanoGigi ProiettiGastone MoschinGiancarlo GianniniPhilippe NoiretGiuliano GemmaStefania SandrelliOrnella MutiIvo GarraniGian Maria Volonté.

I soliti ignoti del 1958 vanta un cast eccezionale, composto da Vittorio GassmanMarcello MastroianniTotòClaudia Cardinale, ed è considerato quasi unanimemente il primo vero film del florido filone della commedia all’italiana. L’anno successivo, Monicelli gira quello che molti considerano il suo capolavoro, il film che lo rende famoso oltre i confini italiani, La grande guerraLeone d’Oro alla Mostra del cinema di Venezia del 1959 e sua prima nomination all’Oscar. Il film, lontano dagli stereotipi classici della commedia, ha un tono tragicomico che tocca in maniera delicata un argomento molto difficile come la tragedia della Prima guerra mondiale è molto arricchito dalle interpretazioni di Alberto SordiVittorio Gassman.

La seconda nomination all’Oscar arriva nel 1963 con I compagni.

Nel dittico burlesco L’armata Brancaleone (1966) e Brancaleone alle crociate (1970), Monicelli inventa un “nuovo” e personalissimo Medioevo, comico e condito da una assolutamente inverosimile lingua maccheronica che ha fatto epoca.

L’Armata Brancaleone

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Primo ciak in Campidoglio per Il Marchese del Grillo, con Alberto SordiPaolo Stoppa e Mario Monicelli

Tra gli altri film di rilievo vanno menzionati La ragazza con la pistola, terza nomination all’Oscar (1968), Romanzo popolare (1974) e i primi due capitoli della trilogia di Amici miei (19751982) – quello conclusivo (1985) verrà infatti diretto da Nanni Loy – ma anche Un borghese piccolo piccolo (1977) e Il marchese del Grillo (1981) entrambi con grandi interpretazioni di Alberto Sordi, mentre tra gli ultimi spiccano Speriamo che sia femmina (1986) e Parenti serpenti (1992).

Occasionalmente si è prestato a qualche cammeo attoriale (L’allegro marciapiede dei delitti1979Sotto il sole della Toscana2003;SoloMetro2007), dando anche la voce al nonno di Leonardo Pieraccioni nel Ciclone (1996): negli ultimi anni ha inoltre cercato nuove strade espressive, passando al documentario (Un amico magico: il maestro Nino Rota1999) e alla fiction televisiva (Come quando fuori piove2000).

 

È da considerarsi senza dubbio il regista che meglio di tutti ha interpretato lo stile e i contenuti del genere della Commedia all’italiana. Il suo attore di riferimento è stato Alberto Sordi, da lui trasformato in attore drammatico in La grande guerraUn borghese piccolo piccolo, ma ha anche avuto il merito di scoprire le grandi capacità comiche di due attori nati artisticamente come drammatici: Vittorio Gassman nei Soliti ignoti e Monica Vitti nella Ragazza con la pistola. Il sorriso amaro che accompagna sempre le vicende narrate, l’ironia con cui ama tratteggiare le storie di simpatici perdenti, ne caratterizzano da sempre la sua opera. Forse non è un caso che molti critici considerino I soliti ignoti il primo vero film della commedia all’italiana, e Un borghese piccolo piccolo l’opera che, con la sua drammaticità, chiude idealmente questo genere cinematografico.

Con l’avanzare dell’età la sua attività è gradualmente diminuita ma non si è mai fermata, grazie ad una forma fisica e mentale sempre buona. A dimostrazione di questo, a 91 anni è tornato al cinema con un nuovo film, Le rose del deserto (2006). In occasione della sua uscita ha confidato, in un’intervista a Gigi Marzullo, di non aver alcuna paura della morte, ma di temere moltissimo il momento in cui smetterà di lavorare, perché si annoierebbe moltissimo. In un’intervista del 2008 ha dichiarato di aver abbandonato definitivamente l’attività registica con il cortometraggio documentaristico Vicino al Colosseo… c’è Monti: nonostante ciò nel 2010 realizza un altro cortometraggio, La nuova armata Brancaleone, scritto con Mimmo Calopresti.

Vita privata

Tra gli avvenimenti che hanno segnato di più la sua vita c’è senz’altro il suicidio del padre, Tomaso Monicelli noto giornalistascrittoreantifascista, avvenuto nel 1946. A tal riguardo ha detto[4]:

« Ho capito il suo gesto. Era stato tagliato fuori ingiustamente dal suo lavoro, anche a guerra finita, e sentiva di non avere più niente da fare qua. La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena. Il cadavere di mio padre l’ho trovato io. Verso le sei del mattino ho sentito un colpo di rivoltella, mi sono alzato e ho forzato la porta del bagno. Tra l’altro un bagno molto modesto. »

La sua ultima compagna è stata Chiara Rapaccini. Quando si sono conosciuti lui aveva 59 anni e lei 19. Hanno avuto una figlia, Rosa, quando lei ne aveva 34 e lui 74.

Nel 2007, infatti, ha dichiarato di vivere da solo, di non sentire la lontananza di figli e nipoti (pur avendoli), di essere un elettore di Rifondazione Comunista e di avere pianto l’ultima volta alla morte del padre[5]; mentre in un’intervista [6] svela in particolare il motivo per cui a 92 anni vive da solo:

« Per rimanere vivo il più a lungo possibile. L’amore delle donne, parenti, figlie, mogli, amanti, è molto pericoloso. La donna è infermiera nell’animo, e, se ha vicino un vecchio, è sempre pronta ad interpretare ogni suo desiderio, a correre a portargli quello di cui ha bisogno. Così piano piano questo vecchio non fa più niente, rimane in poltrona, non si muove più e diventa un vecchio rincoglionito. Se invece il vecchio è costretto a farsi le cose da solo, rifarsi il letto, uscire, accendere dei fornelli, qualche volta bruciarsi, va avanti dieci anni di più. »

Il 25 marzo 2010 partecipa all’evento Raiperunanotte, dove si esprime in modo molto critico nei confronti della società odierna.

Il 29 novembre dello stesso anno Monicelli si suicida gettandosi da una finestra del reparto di urologia dell’Ospedale San Giovanni in Roma, dove era ricoverato.

Regista

Sceneggiatore

Premi cinematografici

La Repubblica

Addio Monicelli, l’ultimo grande

“Si è suicidato in ospedale”

L’intervista: “Tagli alla cultura, niente più film”

Il regista è precipitato dal quinto piano dell’ospedale romano San Giovanni, dove era ricoverato da qualche giorno. Aveva 95 anni. Secondo fonti interne al nosocomio, si sarebbe tolto la vita. Era l’ultimo della generazione dei grandi artisti che hanno fatto la storia del cinema italiano / FILMOGRAFIA


Corriere della Sera:

Mario Monicelli morto suicida a Roma

Il regista viareggino, classe 1915, si è ucciso lanciandosi dal balcone del quinto piano del reparto di urologia dell’ospedale San Giovanni, dove era ricoverato






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