El Pais, intervista alla Gabanelli (Report): “l’Italia sana deve dire basta”, “La Italia sana debe decir basta”

21 Ago

“Hay quien delinque,

hay quien evade

y también

hay quien lo ve y se calla”

“L’Italia sana deve dire basta”

Milena Gabanelli è una delle grandi giornaliste d’inchiesta in Italia. Nata nel 1956 in un paesino industriale della Brianza, vicino Milano, sarebbe dovuta diventare una venditrice di mobili, ma si laureó in Storia del Cinema e successivamente entró in RAI. Oggi è la giornalista con più querelata del paese, nonostante finora non abbia perso una sola causa delle quasi 40 accumulate, per un valore di circa 300 milioni di euro. Gabanelli è il peggior incubo degli amministratori pubblici e degli amministratori delegati del paese. “Secondo quanto mi ha raccontato Andrea della Valle, il proprietario della Todd’s,  lui sente pronunciare il mio nome nei consigli di amministrazione almeno tre volte a settimana”, spiega. E che cosa dicono? “Avete visto quello che ha raccontato domenica quella puttana della Gabanelli?”
La domenica è il giorno in cui va in onda Report, il suo programma televisivo specializzato in economia, che nel 1997 importó alla RAI le ricette classiche del giornalismo anglosassone: qualità, precisione, inchieste e controllo sul potere. Firmato ogni settimana da un autore diverso, e con spese minime, ha tre milioni di spettatori. In cambio la Gabanelli guadagna 150.000 euro annuali e dorme con i sonniferi. “Si sa che le donne in menopausa non dormono”.

Dal vivo è meno dura che sullo schermo e molto mordace, un po´ sullo stile dei corrispondenti di guerra veterani e scettici. Quasi sempre giustifica i suoi argomenti con fatti, perchè, dice, “i fatti sono fatti, anche in Italia”.
Androgina e attraente, la Gabanelli vive a Bologna con il marito, professore di musica, e la figlia, venditrice di forni crematori. Ed ama il suo lavoro quanto il suo paese. “Faccio il programma perchè mi piace rompere le palle “, afferma. “E perchè non possiamo cedere alla disperazione. Ho fede nel fatto che i giovani e la parte sana dell’Italia si alzino un giorno e dicano basta. Basta agli affari sporchi, alla tolleranza ai ladri, agli evasori e ai delinquenti”.

La Gabanelli si è specializzata in economia perchè, ricorda, “non capivo nulla”. “Dissi a me stessa che se io non sapevo nulla di debito pubblico e di pratiche bancarie, nemmeno molti cittadini. Cosí cominciammo a rivedere quelle clausole delle banche che firmiamo senza guardare. Sembrava mortalmente noioso, ma non lo fu. Forse siamo stati bravi a spiegare cose complesse”.

Oggi, sotto un governo intollerante nei confronti dell’informazione critica, la Gabanelli continua a lottare contro la tendenza generale della televisione italiana: pubblicità e silicone. Il suo programma racconta la cattiva amministrazione del paese più corrotto ed evasore d’Europa, che una volta fu definito da Leonardo Sciascia come un paese senza verità. “Veritá è una parola molto grossa. Diciamo, più correttamente, che raccontiamo cose verosimili”.

Manca sempre meno perchè il Parlamento approvi la legge bavaglio, preparata con la scusa di difendere la privacy dei cittadini limitando le intercettazioni telefoniche e proibendo la loro pubblicazione. La Gabanelli milita in prima linea per la resistenza. “Non so se la legge ci trasformerebbe in una dittatura, senza dubbio ci trasformerebbe in un posto peggiore dell’attuale”.

Il pericolo, afferma, non è tanto la censura del potere quanto le cause civili. “La casta dirigente ed economica che si identifica con l’aggettivo furbo, si difende dal giornalismo con un’arma illegittima ma legale, le querele civili. Ti sottomettono ad un calvario che dura, se tutto va bene, da quattro a dieci anni. Io lavoro per un grande editore, sono fortunata. Altrimenti dovrei chiudere. Le spese legali che generano le cause civili sono impossibili da sostenere.”

” Il problema è che l´opposizione è inesistente e il popolo si fa sentire poco”, conclude. “C’è chi delinque, chi evade, e anche chi guarda e tace pur essendo una persona onesta. Detto questo, ogni mattina c’è un treno che parte, una scuola che apre, un ospedale che cura, ossia c’è gente che ancora lavora bene. Non si spiegherebbe altrimenti come l’Italia sembra finita da 30 anni e poi, rapportandoci agli altri, non sembriamo quelli che stanno peggio”.

Quel che è sicuro è che la popolarità di Berlusconi, al culmine dopo l’aggressione subita a Milano, è scesa al minimo storico con gli scandali di corruzione e la divisione interna.

Fonte: Italia dall’estero

ENTREVISTA: MILENA GABANELLI La periodista más querellada de Italia

“La Italia sana debe decir basta”

MIGUEL MORA 26/07/2010

Milena Gabanelli es una de las grandes periodistas de investigación de Italia. Nacida en 1956 en un pueblecito industrial de Brianza, cerca de Milán, iba para vendedora de muebles pero se licenció en Historia del Cine y después entró en la RAI. Hoy es la periodista más querellada del país, aunque hasta ahora no ha perdido una sola causa de las casi 40 que ha acumulado por un valor cercano a los 300 millones de euros. Gabanelli es la peor pesadilla de los administradores públicos y los consejeros delegados del país. “Según me ha contado Andrea della Valle, el dueño de Todd’s, oye mi nombre en los consejos al menos tres veces por semana”, explica. ¿Y qué dicen? “¿Habéis visto lo que contó el domingo esa zorra de la Gabanelli?”.

Los domingos es el día de emisión de Report, su programa televisivo, especializado en economía, que en 1997 importó a la RAI las recetas clásicas del periodismo anglosajón: calidad, precisión, reporterismo y control del poder. Firmado cada semana por un autor diferente, y con unos gastos mínimos, tiene tres millones de espectadores. A cambio, Gabanelli gana 150.000 euros anuales y duerme con somníferos: “Como es notorio, las mujeres con menopausia no duermen”.

En directo resulta menos dura que en la pantalla y muy ocurrente, un poco al estilo de esos corresponsales de guerra baqueteados y escépticos. Casi siempre apoya sus argumentos con hechos porque, dice, “los hechos son los hechos, incluso en Italia”.

Andrógina y atractiva, Gabanelli vive en Bolonia con su marido, profesor de música, y con su hija, vendedora de hornos crematorios. Y quiere a su oficio tanto como a su país. “Hago el programa porque me gusta tocar las pelotas”, afirma. “Y porque no podemos caer en la desesperanza. Confío en que los jóvenes y la parte sana de Italia se levanten una mañana y digan basta. Basta a los negocios sucios, a la tolerancia hacia los ladrones, los evasores y los delincuentes”.

Gabanelli se especializó en economía porque, recuerda, “no entendía nada”. “Me dije que si yo no sabía de deuda pública y de prácticas bancarias, muchos ciudadanos tampoco sabrían. Así que empezamos a revisar esas cláusulas de los bancos que firmamos sin mirar. Parecía un aburrimiento mortal, pero no lo fue. Quizá fuimos buenos explicando cosas complejas”.

Hoy, bajo un Gobierno intolerante con la información crítica, Gabanelli sigue luchando contra la tendencia general de la televisión italiana: propaganda y silicona. Su programa cuenta la mala administración del país más corrupto y evasor de Europa, que una vez fue definido por Leonardo Sciascia como un país sin verdad. “Verdad es una palabra muy gorda. Pongamos mejor que contamos cosas verosímiles”.

Cada vez queda menos para que el Parlamento apruebe la ley mordaza, preparada con la excusa de defender la intimidad de los ciudadanos para limitar las escuchas judiciales y prohibir su publicación. Gabanelli milita en primera línea de la resistencia. “No sé si la ley nos mete en una dictadura, desde luego nos metería en un lugar peor que el actual”. El peligro, afirma, no es tanto la censura del poder como las causas civiles. “La casta dirigente y económica identificada con el adjetivo furbo (pícaro) se defiende del periodismo con un arma ilegítima pero legal, las querellas civiles. Te someten a un calvario que dura, si todo va bien, de cuatro a 10 años. Yo trabajo para un gran editor, tengo suerte. Si no, debería cerrar. Los gastos legales que generan las causas civiles son imposibles de asumir”.

“El problema es que la oposición es inexistente y el pueblo se hace notar poco”, concluye. “Hay quien delinque, hay quien evade, y también hay quien lo ve y calla, aun siendo buena persona. Dicho esto, cada mañana hay un tren que sale, una escuela que abre, un hospital que cura, o sea que hay gente que todavía trabaja bien. De otra forma no se explicaría cómo hace 30 años Italia parece acabada y después, comparándonos con otros, no parecemos los que peor están”.

Lo cierto es que la popularidad de Berlusconi, que llegó al punto máximo tras la agresión sufrida en Milán, ha bajado ahora a su mínimo histórico con los escándalos de corrupción y la división interna.

Fonte: El Pais

18 ottobre2010

Cose di Casa, Antigua, Banca Arner, Berlusconi: i protagonisti, la storia, le domande




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