Ogm a Pordenone: il Far west di Fanna e Vivaro

3 Ago

GreenpeaceItaly | 30 luglio 2010

PORDENONE, 30 luglio 2010 — Dopo aver ottenuto da un laboratorio accreditato le prove dell’esistenza di un secondo campo di mais transgenico in Friuli, venti attivisti di Greenpeace hanno tagliato, isolato e messo in sicurezza la parte superiore delle piante di mais OGM, che produce il polline, responsabile della contaminazione su vasta scala. Il campo di mais geneticamente modificato, precisamente MON810 brevettato dalla statunitense Monsanto, si trova nelle vicinanze di Vivaro (in provincia di Pordenone).

«Greenpeace sta facendo quello che le autorità hanno rimandato per settimane: bloccare la fonte della contaminazione transgenica. Siamo di fronte ad un atto assolutamente irresponsabile – denuncia Federica Ferrario, responsabile della campagna OGM di Greenpeace –

anche in questo campo il mais è fiorito e sta già disseminando il proprio polline sulle coltivazioni circostanti».

RASSEGNA STAMPA

La Repubblica

03 agosto 2010

LA POLEMICA

Quei campi Ogm in Friuli
sono un Far West da fermare

In provincia di Pordenone due coltivazioni illegali di mais. Non dovrebbero esserci, ma le autorità tardano a intervenire. E intanto i pollini contaminano le coltivazioni circostanti

di CARLO PETRINI

Vivaro, il mais transgenico

NON SI tratta di Ogm sì o Ogm no. Qui si tratta di legalità. Quante volte abbiamo pensato al Far West, l’Estremo Ovest americano, come metafora non dell’avventura ma dell’illegalità? Ebbene, possiamo cambiare riferimenti geografici. Abbiamo un Est vicinissimo, italianissimo. Un luogo in cui si sta verificando, nell’apparente indifferenza di tutte le istituzioni nazionali preposte, una sistematica violazione delle regole, una palese violenza contro i cittadini che le rispettano e un supporto, da parte delle istituzioni stesse, a quanti invece se ne infischiano.

Uno dei punti chiave delle democrazie è che le leggi si possono discutere e cambiare, ma nel frattempo si rispettano. Sempre e tutte. Vale per le tasse, vale per le quote latte, vale per i contratti nazionali dei lavoratori. E vale per gli Ogm. E riguarda anche chi è favorevole agli Ogm.

In Italia per coltivare Ogm è necessaria un’autorizzazione ministeriale. La quale va richiesta. E il Ministro dell’Agricoltura ha facoltà di concederla o negarla.

Invece alcuni agricoltori friulani, l’hanno pensata diversamente. Un anno fa circa hanno chiesto un’autorizzazione. Il ministro allora in carica, Zaia, aveva risposto di non poter dar seguito alla richiesta perché, mancavano le linee guida sulla coesistenza (le quali ancora mancano e la ragione della difficoltà a fare un simile regolamento è che la coesistenza tra coltivazioni Ogm e coltivazioni non Ogm è semplicemente impossibile, specie in un paese come il nostro).

Quegli agricoltori friulani ricorsero al Consiglio di Stato, sostenendo di aver diritto ad una risposta. E il Consiglio di Stato disse che avevano ragione, nel senso che il ministro doveva rispondere. Loro festeggiarono e ancora vanno in giro dicendo che hanno vinto il ricorso e quindi possono seminare Ogm. Ma quel che hanno vinto è solo un ricorso sulla questione di ottenere risposta: e infatti un decreto interministeriale (Agricoltura, Ambiente e Salute) rispose. E negò l’autorizzazione, ovvero disse loro che non potevano seminare Ogm.

A questo punto cosa fanno questi valorosi esponenti del produttivo e civile nord? Seminano lo stesso, fregandosene delle regole, dello Stato, ma soprattutto degli altri coltivatori, dei consumatori e dell’ambiente.  Esattamente come i criminali che qualche mese fa provocarono una fuoriuscita di petrolio nel Lambro; come chi scarica in mare rifiuti tossici, chi va a caccia di specie protette, chi tira su villette abusive lungo le coste. La legalità non ha sfumature e distinguo. Perché a forza di sfumature e distinguo, di provocazioni e fatti compiuti, si creano sacche di impunità, poteri di fatto e violenze inaccettabili.
Ci sono le analisi, ci sono le certezze: almeno due campi di mais, uno a Fanna e l’altro a Vivaro, in provincia di Pordenone, sono stati seminati con mais Mon810. E questo in Italia è illegale. Le piante di mais ora sono in fiore, stanno contaminando tutti i campi vicini perché non si sa quanto lontano si spinge il polline a causa di vento e insetti. Quei campi sono da radere al suolo, come fece l’allora presidente Ghigo nel 2003 in Piemonte, senza attendere un giorno di più.

Il procuratore della Repubblica di Pordenone ha messo sotto sequestro il campo di Fanna (come mai l’altro no?) in attesa delle analisi per stabilire se è Ogm o no. Analisi che richiedono 8 ore, ma lui si è dato oltre due mesi di tempo. Se non fosse tragico ci sarebbe da ridere e da chiedersi quanto in basso è sceso il livello di cultura generale della nostra società a proposito di agricoltura. Mettere sotto sequestro una villetta abusiva serve a proteggere la prova di un reato. Mettere sotto sequestro un campo di mais è come aiutare chi lo ha seminato. Perché il campo intanto cresce prosperosamente e se l’intento era quello di contaminare tutto il territorio circostante con i pollini Ogm, il provvedimento del procuratore va esattamente in questa direzione.

Occorre agire subito: perché qui non c’è solo da verificare il reato, c’è anche da limitare i danni. Il nostro Paese finora ha avuto un comportamento esemplare su tutta la partita degli Ogm, mettendo sempre al centro il principio di precauzione. Pochissimi agricoltori sciagurati che si muovono nel più totale sprezzo delle regole rischiano oggi di mettere a repentaglio l’immagine e la sostanza del nostro made in Italy. Se c’era – come c’era – un problema di coerenza e legalità a proposito delle quote latte, a maggior ragione occorre essere inflessibili adesso; mentre qui, il ministro dell’Agricoltura sembra voler usare due pesi e due misure. Non stiamo rischiando una procedura di infrazione da parte della Unione Europea, che pure sarebbe grave. Stiamo rischiando tutto, e ogni ora d’inutile temporeggiamento si traduce in un’ora di connivenza con chi ha violato la legge.

RASSEGNA STAMPA

Dissapore

Trovarsi a Slow Food durante il blitz dei “nazicomunisti” anti-Ogm nel campo di Vivaro

Scritto da: Massimo Bernardi lunedì 2 agosto 2010

Sono stato a Bra (Cuneo) costringendo l’iPhone ad abbracciare con sguardo indagatore i paraggi di via Mendicità Istruita. Come sa ogni gastrofanatico evoluto oltre al quartier generale, via Mendicità Istruita è la quintessenza di Slow Food, a causa di quel nome, nobile, concettuale e un po’ snob. Sono stato a Bra, tra l’altro, per parlare con il presidente Roberto Burdese di Giorgio Fidenato, l’agricoltore che tempo fa ha piantato mais geneticamente modificato nei suoi campi di Fanna e Vivaro in provincia di Pordenone. Ora quel mais è maturato e il rischio di contaminazione delle altre colture è molto concreto.

Sono un ragazzo fortunato, avere per guida turistica Marco Bolasco, romano, ex Gambero Rosso, ora pazientemente emigrato nella marca di Alba per fare il direttore di Slow Food Editore — della cui sede vedete qualche scatto — è il sogno bagnato di ogni viandante. E’ stato lui a portarmi da Burdese, che, tornando alla vicenda di Giorgio Fidenato, ha raccontato il blitz degli ambientalisti di Greenpeace che venerdì scorso hanno presidiato i campi di Fanna e Vivaro seminati con gli Ogm, chiedendo insieme a Slow Food e altre 40 associazioni ambientaliste di: “distruggere subito il campo nel quale sono state illegalmente seminate piantine di mais geneticamente modificato”.

Già, perché in assenza di autorizzazione, in Italia la semina di Ogm è illegale. E secondo Greenpeace, Fidenato è un irresponsabile perché “il mais ormai completamente fiorito sta spargendo il polline sui campi vicini trasportato dal vento e dagli insetti”. Perfino l’ex ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia ha auspicato l’intervento delle forze dell’ordine arrivando a lodare Greenpeace “che ha fatto bene ad intervenire prima che sia troppo tardi”.

Nella sede di Slow Food, qui sopra una vista dal cortile, si ricordava il precedente della Regione Piemonte, che pochi giorni fa ha ordinato la distruzione di coltivazioni Ogm “fuorilegge” su oltre 300 ettari nella zona di Pinerolo, in provincia di Cuneo proprio come Bra. Dopo che la polizia ha bloccato il blitz di Greenpeace, è intervenuto Giancarlo Galan, l’attuale ministro dell’Agricoltura, che ha avviato le indagini per capire se quello seminato è davvero mais geneticamente modificato. In questo caso, visto che in Italia la semina Ogm “è espressamente vietata”, spetterà all’autorità giudiziaria prendere provvedimenti. Ma Galan ha aggiunto che è necessario velocizzare la sperimentazione sugli Ogm, lui crede che la ricerca non si possa fermare.

A un pugno di km da Bra c’è Pollenzo, dove sei anni fa Slow Food, con una delle sue classiche, pioneristiche mosse, ha creato l’Università di scienze gastronomiche, un caso davvero saporito nella storia della formazione. L’agenzia di Pollenzo, che oltre all’università ospita un confortevole albergo, la Banca del vino (museo del vino italiano con punto vendita) e il blasonato ristorante Guido, è un ex tenuta reale dei Savoia tra le Langhe e il Roero o per meglio dire, tra i tartufi di Alba e le vigne di Barolo. Dicono che sia una testimonianza di come gli italiani prendano seriamente l’atto di mangiare: una passione nazionale.”

Capitolo conclusivo (per ora) della vicenda di Vivaro. Per Giorgio Fidenato, l’agricoltore accusato della semina Ogm, Greenpeace, Slow Food e le altre associazioni ambientaliste sono “nazicomunisti” le cui irrazionali paure di contaminazione delle specie vegetali somigliano sempre più alle idee di purezza della razza. “Se questi statalisti pensano di intimidirci – ha aggiunto – sappiano che stanno sbagliando di grosso. Noi andiamo avanti”.

Insomma, comunque la pensiate sugli Ogm, non si parla solo di vacanze nell’Italia di Agosto.

RASSEGNA STAMPA

Ansa

30 luglio, 15:33

Ogm: attivisti greenpeace tagliano piante contaminate Vivaro

Blitz in un campo con piantine mais ogm

(ANSA) – VIVARO (PORDENONE), 30 LUG – Alcuni attivisti di Greenpeace hanno tagliato alcune piante di mais Ogm di un campo di Vivaro (Pordenone).

L’intervento – ha spiegato l’organizzazione ambientalista – e’ stata decisa dopo che un laboratorio aveva confermata la presenza nel campo di piantine di mais geneticamente modificato.

Il taglio della parte superiore delle piantine si e’ reso necessario perche’ e’ quello che produce il polline e quindi e’ responsabile della contaminazione su vasta scala.(ANSA).

RASSEGNA STAMPA

Il Piccolo

29 aprile 2010

Galan apre sugli Ogm ma vieta la semina
I ribelli di Vivaro: “Ha 48 ore per convincerci”

Giorgio Fidenato, l’agricoltore di Vivaro che lo possiede, rivendica il diritto di piantare il mais Ogm. Primo in Italia. E, almeno per ora, tiene duro: “Domani si semina”. Ma, mentre monta la tensione, menhtre la Lega va in pressing su Roberto Maroni e il Pd scomoda il governo, Giancarlo Galan promuove “il dialogo e il confronto”, ma chiede in cambio di sospendere la semina illegale

TRIESTE È un sacco, uno solo, e ha già alle spalle una rocambolesca trasversata oceanica. Contiene 50mila semi di mais Ogm, nemmeno un ettaro di terreno, ma sta provocando un putiferio crescente: Giorgio Fidenato, l’agricoltore ”ghandiano” di Vivaro che lo possiede, rivendica il diritto di piantare «pacificamente» quei 50mila semi. Primo in Italia.

Il nutritissimo fronte anti-Ogm, invece, grida all’illegalità e invoca contromisure: la Lega va in pressing sul prefetto di Pordenone e su Roberto Maroni, il Pd incalza mezzo governo, Coldiretti protesta, il mondo ”no global” annuncia la calata su Vivaro. Muro contro muro? No, non ancora, perché Giancarlo Galan scende in campo e, a sorpresa, apre uno spiraglio: promuove «il dialogo», si smarca dal suo precedessore Luca Zaia e si dice «libero da pregiudizi», chiedendo pero di sospendere la semina. L’a gricoltore ”ribelle” non resta sordo, ma rilancia: «Il programma non cambia, domani si semina a meno che il ministro all’Agricoltura non abbia proposte serie da sottoporci entro 48 ore».

L’APERTURA
Come finirà? Di sicuro, all’antivigilia del ”d-day”, Galan conquista la scena. Sparigliando. Il ministro dichiara che «la questione degli Ogm merita, da parte di tutti, un supplemento di attenzione». Subito dopo, si rivolge ai ”ribelli”: «Chiedo a chi medita di risolvere la questione con azioni dimostrative di sospendere ogni iniziativa che travalichi i confini della legalità anche perché troverà in me un interlocutore libero da pregiudizi». E ancora: «Con il dialogo e il confronto è più semplice trovare soluzioni a una questione che si rischierebbe di compromettere con inutili fughe in avanti».

LA RISPOSTA
Non è un segnale da poco. Non a caso, Futuragra – l’associazione che combatte da sei anni «la battaglia innanzitutto culturale» in nome degli Ogm ma non convide la mossa eclatante di Fidenato – raccoglie al volo e offre subito «tutto l’appoggio e la collaborazione» a Galan. Agricoltori federati e Movimento libertario, le associazioni che viceversa supportano quella mossa, raccolgono solo a metà: «L’apertura del ministro ci trova pronti e aperti anche se arriva in un momento in cui i tempi utili per la semina del mais sono strettissimi. E quindi, poiché abbiamo pochissima fiducia nella classe politica viste le centinaia di promesse non mantenute, non intendiamo rinunciare alla semina a meno che il ministro non abbia proposte serie da sottoporci entro 48 ore».

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LE PROTESTE
Non tutti aspettano. Il Pd, con Nicodemo Oliverio, interviene a Montecitorio contro le minacce «fuorilegge» dell’a gricoltore di Vivaro, sollecitando mezzo governo a impedire la semina e annunciando presidi. La Lega, con Sebastiano Fogliato e Gianpaolo Vallardi, scrive una lettera al prefetto di Pordenone e al ministro dell’Interno, chiedendo di bloccare il pericoloso blitz di Vivaro. E la Regione, con l’assessore Claudio Violino, ribadisce che «la semina non è autorizzata».

IN PIAZZA
I più duri, però, sono tre volti noti del mondo no-global: Alessandro Metz, Luca Tornatore e Luca Casarini chiamano a raccolta centri sociali, ambientalisti, agricoltori, associazioni e movimenti in difesa della «nostra terra contro le multinazionali del biotech». E organizzano, domani alle 12 nella piazza principale di Vivaro, un presidio attivo per «impedire che questi signori possano seminare la loro stupidità».

GLI APPUNTAMENTI
Già quella di oggi, però, è una giornata calda: Fidenato convoca i giornalisti alle 11. A Pordenone. Alle 12, sempre a Pordenone, Coldiretti e le 55 associazioni promotrici di una legge regionale anti-transgenico fanno altrettanto. La sfida continua.


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